Buona Pasqua

E siamo a Pasqua. E il tempo ci fotte. Allora tanti auguri di Buona Pasqua a chi passa da qui, magari mette un “mi piace” perché è più facile che leggere l’articolo. Auguri a chi silenziosamente continua a capirci qualcosa di questo casino che non ho vergogna a rendere pubblico. E Buona Pasqua a coloro che hanno provato ad interagire con me, lasciando pensieri e riflessioni che aiutano molto il confronto. Insomma, auguri a tutti. Non ho paura a dispensarne perché in essi non è contenuta l’ipocrisia tipica della vigilia di Natale, quel buonismo imperante, il frastuono e la gente impazzita. Pasqua è una festività innocua. Poi c’è di bello che cade in primavera anche se fuori tutto ricorda l’autunno. Un po’ come le credenziali d’accesso al computer in ufficio, le feste scandiscono il passaggio di un trimestre ed io ho una prospettiva sul mondo totalmente cambiata rispetto all’epoca delle luminarie e degli abeti addobbati. Il diario sta esalando gli ultimi respiri e Pasqua mi regala sul piatto d’argento la possibilità di avere ancora qualcosa di cui parlare. La cura palliativa si chiama confronto, bilancio. Un trimestre ed una capriola in avanti verso la nuova consapevolezza di sé. Non crediate che nel frattempo non mi siano capitate cose che danno fastidio: fino a quando manterrò un minimo contatto con il virtuale, troverò gente capace solo di riempirsi la bocca di belle parole. Mi riferisco all’amicizia sul web. Una follia nella follia. Questi odiosi coiti interrotti, istinti primordiali di avvicinamento cui seguono scomparse improvvise, blackout interminabili. Ci faccio caso, non è che sia improvvisamente diventato tollerante della altrui pochezza; il fatto è che sono decisamente meno prevenuto, persino aperto alle nuove conoscenze di cui tutto ormai ho appreso. Conosco i miei polli. Noto questo: i ritmi quotidiani e quelli ormai consolidati del fine settimana mi vedono generalmente solo, indaffarato a gestire il tempo e le passioni secondo criteri maniacali. Come è accaduto la settimana scorsa, quando spezzo il filo della monotonia capisco che il mondo virtuale non ha che un ruolo del tutto marginale. Potrei farne a meno, eviterei di scrivere. Vivrei lo stesso. Ora che il mondo non è più il male però, “chissenefrega” diventa l’espressione liberatoria per eccellenza; ha preso il posto di “vaffanculo” e credetemi, questo scalzamento ha un significato davvero importante. E se continuo ad essere isolato dal mondo è perché del periodo degli addobbi, porto ancora con me la presunzione di essere diverso, sopra le righe. Manca la collimazione di eventi, la situazione ad hoc, il concorso di circostanze. Poi vedi come ti riesco a vivere la vita. Inutile, sono ancora in evoluzione. Tutto può essere. Buona Pasqua a voi.

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