Si può fare

In tutta onestà sono decisamente insoddisfatto. Ho commesso l’errore puerile di pensare che bastasse spendere un po’ di quattrini per diventare un fotografo professionista. Mi duole riconoscere a me stesso di essere caduto nella trappola dell’acquisto compensativo. Per carità, la fotografia mi piace, ma da qui a dire che possa trasformarmi in un mago dello scatto, ce ne vuole. Ancora più stupido è stato alzare la cresta per il solo fatto di aver montato sulla macchina un obiettivo di qualità. E, di conseguenza, alzare lo standard della pretesa dalle mie capacità. Tutto ciò ha come risultato finale un’espressione sconfortata, anzi abbattuta di fronte alo scorrere degli scatti qui, al computer. E adesso? Smetto? Lascio che le nuove lenti prendano polvere e passo ad altri divertimenti? Perché un hobby non può mica generare frustrazione, ci mancherebbe altro! L’unico appiglio è la curiosità: sapere se e quanto posso migliorare scendendo sulla terra e ritornando il paparazzo della domenica che sono sempre stato. Mi piace pensare che, salvare uno scatto su cento deve invogliarmi a capire dove sbaglio e la prossima volta, magari ne salverò due, o magari tre. Il panegirico ha una morale conclusiva: le passioni devono rimanere tali e ciò significa che al loro interno devono conservare il piacere di mettersi alla prova. L’umiltà di ammettere i propri errori e la consapevolezza dei mezzi a disposizione farà il resto. Rientro da un Lunedì di Pasquetta trascorso cullato dal silenzio delle Langhe; da tempo scelgo di passare giornate come questa il più lontano possibile dal frastuono e dalle mete di massa. Trovo che le visite ai castelli siano molto rilassanti, soprattutto se si tratta di zone turistiche di nicchia, quasi mai prese d’assalto dalla massa. Penso che non sia possibile “ragionare” su ogni singolo scatto fotografico se ti trovi in compagnia di qualcuno. Dal momento che ho molto da imparare, dovrei prendere l’abitudine di uscire da solo, attrezzatura in spalla e via andare. Non ho tempo. Anche quando infilo i pedali e mi dedico alla bicicletta provo le stesse sensazioni; riesco a divertirmi da solo, ma pretendo miglioramenti ad ogni uscita. E’ il modo giusto di vivere una passione? Per quanto detto prima, assolutamente no. Questo articolo è frutto della mia voglia di sfogo, alla fine di una giornata comunque positiva, vissuta sull’onda della libertà dalle palle al piede e nel pieno rispetto del fare innanzitutto per se stessi. Quando imparerò a capire che non si nasce imparati? Il tempo non mi è mai amico, ma quanto a forza di volontà e determinazione non ho rivali. Porto pazienza.

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