Di giallo e di verde

Per il momento ringrazio le grandi distese gialle della colza, il verde sempre più intenso delle colline e poi quelle stradine di campagna che porteranno chissà dove. In modo particolare devo esser grato a questa primavera che rispetta le regole e ci restituisce immagini che ti tengono sveglio, mentre il sole ancora caldo ti picchia in volto e il treno dondola. Il ritorno a casa è fitto di emozioni: passeggio verso la stazione della metro lasciandomi andare ad osservare i particolari, lentamente, fregandomene anche un po’ dei tempi stretti; mi soffermo sulla vetrina di un negozio, sorrido quando vedo un cane fare le feste al proprio padrone. E’ primavera ragazzi. Poi il treno e la gente, di nuovo la gente, ancora la gente. Ho un terribile mal di testa. Le otto ore alla mercé di un pubblico sempre meno avvezzo alle comuni regole dell’educazione, la pretesa continua di dover esser disponibile e poi un unico desiderio: alzarti da terra di quel tanto che basta a renderti estraneo al mondo e poi urlare a squarciagola: Silenzio! Ce n’è bisogno come il pane, dannazione. Sono sveglio mentre il treno abbandona la stazione e se sei fortunato a trovare una carrozza silenziosa, puoi permetterti di guardare al di là del finestrino e pensare, immaginare, sognare. Vorrei passeggiare là, ora, respirare aria pura. Poi la ragione,sentendosi trascurata, bussa alla porta: “Ti rendi conto di quanto tempo sprechi nella tua vita?” L’ufficio, un altro incarico, altre scartoffie. Mentre ascolto la lezione e mi lascio travolgere dal solito sacco pieno di nozioni, la mente viaggia. E sapete dove va? A questo post, all’incipit. Ritrovare l’inizio di qualcosa, ecco forse ciò che da tempo manca. Ogni giorno è un nuovo cominciare e se facciamo nostra la convinzione di voler imparare ancora, gli stimoli torneranno, persino scrivere non finirà nella trappola dell’abitudine. Mi compiaccio di riuscire a far scivolare le dita sulla tastiera quasi senza fermarmi. Non ero per nulla convinto di dire qualcosa, perché la giornata è stata da incubo, di quelle che basta una doccia e un letto ed è tutto finito. Ma mi posso permettere di lasciar morire un giorno in questo modo? A chi mai potrei raccontare qualcosa se non a voi? Alla fine della fiera non riesco a non cercare di attirare l’attenzione. E’ tipico di chi è solo, anche senza sentirsi tale. Immaginare che ciò che vivi, per quanto comune a quello di migliaia di persone, abbia un senso speciale agli occhi di qualcuno. Chissà se mi spiego. Grazie, per ora. Alzare gli occhi e provare a raccontare cosa vedono, è un’esperienza nuova per me. Da ripetere.

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4 comments

  1. Non importa della scommessa.
    Importa che sei qui a regalare il piacere di leggere l’interpretazione delle tue azioni da qualsiasi tentativo di limitarne la loro libertà.
    Grazie per non essere stasera mancato.
    Un abbraccio
    Affy

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    1. Ho perso la scommessa e ti devo un caffè 🙂
      Grazie Affy, grazie a te e a quelli che silenziosamente o con una traccia passano di qui. Chi lo fa gode di tutta la mia stima. Hai ragione, ogni giorno sento sempre minacciata la mia voglia di vivere e non di sopravvivere. Scriverne è come combattere a colpi di libertà.
      Un abbraccio Affy. Enzo 😉

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