Cose della vita

Io penso che alcune cose della vita le apprezziamo maggiormente se si fanno desiderare, aspettare. Senza cadere in luoghi comuni, sono uno che ha vissuto gli anni ’80 da adolescente e rientro nella categoria dei nostalgici del “divertimento puro e semplice, senza grandi cose”. Aspettare una lettera era una delle cose della vita che riempivano quel tempo. Ho scritto più di mille post da quando ho aperto il blog e di sicuro ne avrò già parlato: ero un appassionato di corrispondenza cartacea (c’era solo quella a dire il vero) ed il postino faceva realmente il messaggero di parole e immagini di allora. Ora, al tempo della velocità il gusto dell’attesa si è perduto e se provi a rievocare antiche forme di piacere finisci per essere deriso o risulti noioso. Io ho sempre dato un’importanza assoluta alle parole, in qualsiasi forma si esprimessero, ho avuto molta pazienza a cercare fogli colorati, penne stilografiche, acquistare francobolli suscitando a volte la derisione degli amici più evoluti. Oggi il mio modo di comunicare si è adeguato ai tempi e non posso negare che sotto alcuni aspetti la cosa presenta aspetti positivi. Nel mio piccolo quotidiano però, vivo ancora il gusto delle cose da attendere, anche se è la vita di tutti i giorni che mi costringe a farlo. Aspetto la mia seduta in palestra, una intera stagione per riprendere la bicicletta. Stamattina pensavo a quanto mi piacerebbe anelare il weekend per poi raccontare in un unico articolo la settimana trascorsa; so che accumulerei troppe cose da dire e, complice la logorrea, non ce la farei a stare in poche righe. Invece il Venerdì non sarà mai l’articolo tanto atteso, la sintesi necessaria, la quadratura del cerchio della folle settimana. Come avrete capito continua a martellarmi l’idea che potrei davvero sganciarmi da qui, o almeno smetterla di pensare che debba fare resoconti quotidiani. Basterebbe non prenderla come tante delle cose che mi sento obbligato a fare per pura maniacalità. Vabbè, mi godrò il piacere dell’attesa altrove. Anche oggi al lavoro ho trattenuto la rabbia. E’ solo questione di scegliere il male minore; la mia impotenza è tutta nella paura di cambiare, pur avendone la possibilità. Quel maledetto luogo sicuro che è una delle peggiori costruzioni mentali che l’uomo possa farsi. Il piombo che ti ancora a terra e ti blocca il cervello, l’autodeterminazione, la percezione di cosa è meglio per te. Intanto mi abbandono a questo Venerdì, bramato come non mai, sebbene poi sia tutto in questo diario e in un pigiama.

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