Mezze stagioni

Non guarirò mai dalla malattia dell’ordine mentale che poi è anche materiale. E non ci sono antidoti alla mania di avere sotto controllo situazioni e cassetti. Le fasi di passaggio, come le mezze stagioni, sono quelle in cui vivo peggio sul fronte della organizzazione della vita. Si, avete capito bene, organizzazione della vita. Io continuo a credere che sia umanamente possibile avere ragione del tempo e degli imprevisti, a costo di rimetterci la salute mentale, ma è pur sempre una segnale di vita. Io che, quando la ragione ha preso il posto dell’istinto adolescenziale, ho deciso non sarei mai andato oltre il mio naso, per nulla affascinato dall’incerto. Io che ho preferito di gran lunga tenere il culo appoggiato al solito luogo sicuro. Io,sempre io pretendo ora di correre il rischio più grande e cioè dimostrare che posso fottermene del tempo e del fato. La battaglia comporta fatica e stress mentale non indifferente: in queste fasi devo ordinare gli armadi, i cassetti, preparare il terreno per le cose più piacevoli. Non posso lasciare che le cose vengano da sé e nemmeno attuare la teoria del vivere alla giornata. Intanto, ad aiutarmi, arriva il sonno. Quello che non ho e non riesco a gestire in modo normale; stanotte mi sono svegliato più di una volta, e l’orologio segnava ore molto piccole. Faccio una vita mondana simile a quella che farebbe un ottantenne ma mi sveglio al mattino come se avessi sballato tutta la notte. E questa cosa come si spiega? Dormo male, punto. E perché dormo male? Perché sebbene il periodo non sia proprio dei peggiori (anzi..) il mio subconscio lancia segnali inequivocabili di disagio. Che bella scoperta, il problema è il lavoro e tutto quel che ruota intorno; ed è anche la solitudine. Ma allora quando dico che sto bene, mento a me stesso? No, la mia è una vera e propria opera ingegneristica finalizzata all’armonia del corpo e della mente. Io vivo per questo, per far quadrare il cerchio. Per stare bene anche se sto male, per non guardare anche se sono costretto a vedere, per sorridere anche se sono giù di morale. Chi di noi non lo fa? In queste fasi di passaggio ho sempre la sensazione che mi sfugga qualcosa e che io stia poi vivendo come quelli che si lasciano scivolare addosso le cose, quelli a cui non frega niente se i calzini sono spaiati. E se devono fare una cosa piacevole, non aspettano ci siano le condizioni per godersela al meglio, la fanno e basta. Chiudiamo il sipario e diciamo che vivo male, ma lo faccio per organizzarmi la vita al meglio. Si, ho bisogno di riposo. Non vogliatemene.

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