Chi paga?

Il Mercoledì lascia sempre tracce indelebili sul corpo e la mente. Il treno del ritorno fatica più del solito, accelera, strattona, rallenta, si ferma. Prova a darci dentro e poi si ferma ancora. Il giorno più lungo e più odiato sembra non finire mai. Esco dalla stazione, mi infilo in auto e mi tocca un bell’incolonnamento fino al grande incrocio: cosa sarà successo? Si è rotto un semaforo ed era il caso di ripararlo in piena ora di punta? Non ci si poteva piazzare un vigile? Eppure proprio ieri sera, alla stessa ora ce n’erano due ed il semaforo era funzionante. Come lo spiegate? Riparto, ce la posso fare. E’ finita anche oggi. Chiedo scusa a mia madre e la avverto che sarò scurrile, che non ci deve fare caso se di tanto in tanto lancerò un vaffanculo. Mi serve a scaricare, non offendo nessuno, sento la necessità di liberarmi. In effetti comincio a sentirmi stanco mentalmente già dal Lunedì. Non ho ben chiaro cosa stia succedendo perché al lavoro, più o meno, è sempre stata la stessa maledetta storia: un unico termine per definire il tutto. Casino. E viaggiare poi? Cosa è cambiato? Caro mio, mi ripeto, stai invecchiando, forse ti stai pure ammalando. Si chiama soglia di tolleranza, ed è ormai un filo sottilissimo. Mi spiace solo che il danno si è ormai completato: non penso tanto a me stesso, plagiato e plasmato dal contesto quotidiano; rifletto in particolare al condizionamento sui rapporti umani e la mia vita. E me ne accorgo solo ora? Ma no, certo. Però a volte mi chiedo se mi sia stata rubata con la frode la personalità e sia stato privato ingiustamente del mio “meglio”. Mi sono state sottratte le velleità e le voluttà, la positività e la motivazione. Di contro, mi è stato impiantato l’istinto omicida, l’idiosincrasia per l’umano, l’odio per il tempo ed i suoi giochi sporchi. Mi sto limitando al racconto, vero? Ditemi che non mi sto lamentando e che non mi piango addosso. Sarebbe facile dire che ho avuto una giornata pesante e che domani andrà meglio. Devo convincermi che il giorno dopo è sempre un’altra lotta alla sopravvivenza. Ma la domanda è: “Chi mi restituirà il maltolto?” “Chi riparerà al danno?” Aver impedito ad una persona di essere migliore è il più efferato dei delitti. Manca poco alla fine di questo post pessimista, anzi no, realista. Mica puoi sempre dover dimostrare di essere il mago dell’equilibrio, no? Mica puoi attirare l’attenzione fingendo di essere felice e positivo? Quando non ci riesci, non ci riesci. Questa sera, lo dirò anche a lui, quell’amico che se ne sta in disparte e aspetta la sera per uscire allo scoperto. Chi è? Il cuore.

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