Fatica sprecata

L’articolo di ieri ha sintetizzato nel migliore dei modi la mia fase di vita. Ho come la sensazione di essere inseguito e di riuscire a tenere a debita distanza il nemico. Corro molto più forte di lui ma non so dove sto andando e se, quando le forze verranno meno, riuscirò a sopravvivere alla sua ferocia. Il tempo si nutre di noi e la mia battaglia forse è vana. Morire per morire, perché mai dover correre così tanto; prima o poi si farà beffa di noi e allora riposeremo. Il bello di quando si corre e le giornate sembrano schegge impazzite è che non hai tempo di pensare e non cadi nella tentazione di programmare il futuro. E per futuro intendo il domani, ma nel senso stretto del termine: domani, non oltre. Io corro e non penso. Anzi, penso e tanto ma non ho alcun mezzo per fermare i pensieri, provare a ragionarci sopra, discuterne. Ieri ho sottolineato questo aspetto. Mi sento in un vortice pazzesco di cui l’unica percezione reale e concreta è così sintetizzabile: tutto quel che sto facendo è assolutamente inutile, non porta da nessuna parte, è non-vita. Poi un treno mi riporta a casa, l’illusione di rimettere ordine e in men che non si dica la testa comincia a ciondolare. L’ultimo tratto di ferrovia che da Asti porta ad Alessandria è di quelli veloci, un ultimo sguardo alla campagna ed è ora di lanciarsi alle porte d’uscita. Io potrei star qui ore, giorni mesi e altri anni a ripetere sempre il solito racconto dell’uomo ucciso lentamente dalla vita e dalle abitudini; l’uomo che prova a divincolarsi dai tentacoli del tempo senza successo fino a che muore di frustrazione. Di tanto in tanto provo a guardarmi intorno alla ricerca di un segnale, qualcosa che mi faccia capire una volta per tutte quale sia la soluzione definitiva. Il mio peccato è quello di non rassegnarmi: alla vita di tutti i giorni, all’assenza di un fine che giustifichi il mezzo e alla ferocia quotidiana di chi ti strappa gli ultimi brandelli di velleità. Ho perso l’autodeterminazione, non riesco a decidere cosa è bene e cosa no, sono una marionetta. Da tempo dico questo e ripeto che tutto quello che si vede è solo un modo signorile e dignitoso di affrontare il nemico. Non ho mezzi per combattere. Scrivo. Tornerò a farlo tra qualche giorno perché sarò assente, forzato e giustificato. Il tempo è un’illusione. La mia è un’illusione, lui ci vuole tutti uguali.

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