Ritorni

Torno a casa in una calma domenica che sa già d’estate. Le strade sono deserte intorno alle tre, fa caldo ed un gran silenzio intorno. La metropoli vive, è agitata, non si ferma; la provincia si concede lunghe pennichelle quando la temperatura comincia a farsi insopportabile. Il passaggio per me non è indolore, ma nemmeno traumatico. Il ritorno è comunque dolce e si ha la sensazione di aver passato mille giorni lontani dalle proprie abitudini. Ogni volta provo lo stesso identico sentimento: se la mia vita fosse altrove e fosse semplicemente vita, potrei davvero essere un altro. Dimenticare per due giorni gli impegni e le manovre ormai collaudate è da un lato piacevole, dall’altro per un attimo ti fa sentire in colpa. Come se non fosse lecito vivere una vita reale ma doveroso invece continuare sulla strada intrapresa. Quel che conta è avere sempre un riscontro, un tassello seppur piccolo che va ad aggiungersi ad un altro: non voglio andare bene a qualcuno ma piacermi a tal punto da essere sicuro di non sbagliare. E io so che quanto riesco a dare ora è il massimo; ciò che conta è che sia onesto, puro, spontaneo. C’è un maledetto rovescio della medaglia; la mia corazza non è più quella di una volta. Ridete, ma forse non sentendo più il bisogno di mascherarmi dietro un aspetto autoritario, sto accettando (troppo dimessamente) una certa sofferenza fisica. Le gambe pesanti, lo sguardo spento, il viso tirato. Sono dimagrito. Che strana cosa. Sto solo invecchiando oppure sto badando al sodo, chissà. Torno a casa e torno a scrivere con la smania di raccontare, come un bimbo alla mamma quando rientra da scuola. Torno a casa e penso che domani è Lunedì ma ho ben altri stimoli ad affrontare la settimana. Le persone che ti vogliono bene sono sempre troppo silenziose e badano all’essenza; io faccio ancora fatica a capirlo. Dimenticare il lavoro e rientrare sapendo di averlo sfidato a suon di vita, è la cosa migliore che io possa fare; quindi basta pensare a come appaio e se faccio di tutto per non guardarmi allo specchio. Torno a casa e ci trovo sempre un posto sicuro dove ritrovarmi e ritrovare il piacere di un racconto. Proprio come un bimbo quando torna a casa da scuola: la mamma è sempre la mamma, anche se non ho più la cartella in spalla ma un sacco di casini che mi trascino da tempo. Torno. E sono soddisfatto.

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