Non toccare

Anche i tavolini all’aperto del bar sanno molto di estate. Io li sfioro a tutta velocità mentre un sole caldo mi picchia in testa e l’orologio fa le due e dieci. Corro e osservo stuzzichini, gambe accavallate, chiacchiere confuse di gente che sta vivendo un po’ di relax. Invece io vado di fretta perché c’è un treno che mi aspetta e tanta voglia di lasciarmi alle spalle una settimana difficile. Tanta estate intorno a me e la sola possibilità di annusarla, guardarla da lontano come se non avessi alcun modo di farla un po’ mia; mi rendo conto di non essere il solo sulla terra e che pure io posso assaggiare qualcosa. A volte la vita mi sembra come una di quelle vetrine di una boutique in pieno centro dove ai comuni mortali è consentito solo guardare e non toccare. Osservatore a volte attento, spesso distratto a seconda dei ritmi che il tempo mi detta. Guardo, non tocco, e poi giudico come una vecchietta acida che ormai non ha più niente da chiedere alla vita. Parlavo con una collega di come l’estate e questa luce che si attacca al giorno come una bimba alle mani della mamma ci creino ulteriore malessere. Quando il treno frena ed è ancora chiaro tu non hai tempo per provare a vivere e la lunghezza di queste giornate ci fa incazzare regalandoci la netta sensazione di fuggire da noi. Il carpe diem è una cagata pazzesca; più provi ad afferrare il giorno maggiore è la percezione della sua sfuggevolezza e dunque più intenso è il senso di smarrimento. Fa molto caldo e proprio oggi mi tocca dover correre più del solito. Non sopporto più i jeans che si attaccano alle gambe il giubbotto tenuto sulle spalle e la borsa che incrocia il petto: sento di aver bisogno di infilarmi in una vasca, lasciar andare un po’ di musica e chiudere gli occhi. Ho qualche giorno di riposo davanti e sento che può essere la volta buona per ricostruirsi, riprendere in mano se stessi e provare la fantastica sensazione del “tutto sotto controllo, tutto fatto, i compiti svolti”. Nonostante il caos, esiste un angolo di pace solo mio, la piccola certezza di esserne uscito ancora una volta. Le lezioni sono state ascoltate, ho avuto modo di studiare anche questa volta e non posso essere impreparato. Piccola nota finale: mi è tornato in sogno l’incubo di non aver preparato in tempo un esame e di ritrovarmi davanti alla commissione totalmente alla deriva. Le paure e le insicurezze sono sempre lì, almeno questo è il messaggio in codice.

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