Pedali e colori

Non smetterò mai di parlare di umiltà, di quanta ce ne sia bisogno per evitare che la realtà restituisca situazioni assolutamente difformi dal vero. Ne parlo spesso quando tratto delle dinamiche relazionali all’interno dell’ufficio. Chi crede di non dover imparare nulla e di essere nato “saputo” difficilmente accetterà una rimostranza oppure l’aiuto di cui ritiene non aver bisogno. Se lo spirito filantropico e l’umiltà si incontrassero a metà strada, sapete quante grane in meno dovremmo affrontare? Il mondo dei rapporti umani raggiungerebbe un buon equilibrio e la realtà corrisponderebbe al vero. Di umiltà bisognerebbe parlare a se stessi quotidianamente. Ricordarci soprattutto quali sono le condizioni di partenza e quali gli obiettivi fattibili; prendete me: oggi ho iniziato la mia stagione in bici da corsa. Avrei potuto farlo prima se non fosse stato per tutta una serie di inconvenienti e della mia maledetta necessità di avere tutto sotto controllo, prima di cominciare. Beh, poco importa, sono uscito e per farlo ho scelto una Domenica assolata, ventosa, non calda. Pomeriggio. Mai uscire dopo pranzo o almeno meglio sfruttare le ore mattutine. Le gambe? Pesanti, e molto. Quel che contava era partire e rendersi subito conto di quel che va e quello che non va; devo lavorarci molto ma sarò umile e mirerò come sempre a trarre un beneficio, una mente finalmente libera, il sole in faccia, il paradiso della campagna silenziosa. Finalmente io, solo, in mezzo a colori accecanti, uccelli che cinguettano comodamente seduti sui fili dell’alta tensione. Di colpo, la prima strada sconosciuta. L’ho provata a costo di pagarla poi al rientro. Insomma, io amo questo scorcio dell’anno, i mesi che verranno; non so davvero quanto pedalerò e se pagherò un anno in più sulle gambe. Ho tutta l’intenzione di rispondere con la grinta e l’umiltà. Da domani tornare in ufficio avrà un sapore diverso: è come se la campagna mi restituisse l’ossigeno disperso malamente tra bestemmie e lamentele quotidiane. Io ho il mio mondo, quella luce là fuori, la possibilità di inforcare la bici e di sentirmi libero e solo senza poter spiegare cosa vuol dire. L’umiltà di voler ancora imparare ancora qualcosa ed il gusto della scoperta. Ah, la bici.

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