Area giochi

C’è una cosa che mi piace veramente ed è la luce delle sei, la mattina d’estate. Alzarsi per andare al lavoro non è mai una bella abitudine ma esiste qualcosa in grado di renderlo persino piacevole. E’ un silenzio diverso da quello delle albe buie di inverno, è intriso di speranza, della ricerca di pensieri positivi. Rallento i movimenti, mi soffermo sui cartelloni che pubblicizzano sagre e manifestazioni; immagino situazioni spensierate, momenti di condivisione sotto cieli stellati. Mi parte la vena romantica oppure è semplicemente quel che provo quando mi alzo e mi avvio verso la stazione; questa luce non ti assopisce e quando il treno comincia a muoversi quasi non vedi l’ora di arrivare. Il giorno deve passare in fretta, poco importa di come andrà, sono certo che non ne parlerò, non mi fossilizzerò sulle sciocchezze, quel che conta è che passi. La luce delle sei, la mattina d’estate. Miracoli, ma neanche tanto; la leggerezza ha un prezzo e si chiama assenza di turbamenti, spazio libero nel cervello dove un’area giochi ha preso il posto delle sabbie mobili. Potrei finire qui perché penso di aver reso l’idea. Sapete quanta fatica mi costi dire che sto bene; basterebbe non dirlo, limitarmi a vivere il momento senza dover condividere tutto. La metafora dell’area giochi mi piace: ad un certo punto il treno si è fermato prima di entrare in stazione; dal finestrino osservavo un giardino abbandonato e tra le erbacce riconoscevo la sagoma arrugginita di uno scivolo. Ricordi di infanzia, momenti spensierati mentre mamma chiacchierava con le amiche ed io che la imploravo per un giro supplementare sulla giostrina prima di tornare a casa. Non sono tanto cresciuto da allora ma il mio cervello è diventato un luogo invivibile e affollato. Costruirci un’area giochi dove far scivolare le turbe non sarebbe male. La luce delle sei la mattina d’estate, è qualcosa che faccio fatica a non considerare come un’amica che ti rincuora e ti ricorda che basta poco, pochissimo per cambiare faccia ad un giorno, a domani. La luce fuori e quella dentro, irrazionale desiderio di immortalità di certi momenti e di chi hai intorno che, ora più che mai, è la tua luce.

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