Domenica mattina

Ogni uscita in bicicletta ha una sua storia che merita di essere raccontata. Non di certo per celebrare le evoluzioni del pedalatore di turno, ma per ciò che porta in termini di autostima e stimoli a migliorare. Sarebbe davvero un peccato mortale non lasciare qualcosa di quasi tre ore diverse dall’ordinario, proprio qui dove tutti i santi giorni non si fa altro che parlare di treni, lavoro, urla, ignoranza, gente. Ogni uscita è un piccolo mondo che si svolge all’interno dell’altro piccolo mondo che a sua volta sta nel mondo più grande di tutti. Se questi fogli servono a raccontare l’universo invisibile di Enzo e le sue quotidiane modificazioni, allora perché tacere di fronte agli ancor più nascosti sussulti che solo chi scrive può forse capire. Mi limito così a raccontare, senza pretesa di essere compreso e pronto ad accettare la diagnosi della pura follia. Questa uscita domenicale conferma le sensazioni delle due che l’hanno preceduta. Sarà una stagione sui pedali dove le gambe lavoreranno più del fiato. Non voglio scappare dalle paure, dalle salite impervie e dai miei limiti, ma mi rendo conto che è molto soddisfacente osare dove posso. In termini di autostima ne guadagno comunque. Nessun obiettivo prefissato ma tanta, tantissima voglia di dare. Ho un’altra sensazione: forse avrò meno occasioni di pedalare ma non baderò alla quantità bensì solo ad uscite qualitativamente importanti. Si, ho ancora paura, vorrei salire, salire e salire ancora. Ci proverò ma non prometto nulla. La sostanza è : sto bene, le gambe reggono, il fine ( azzerare lo stress mentale ) pure. C’è tanta campagna e silenzio in una domenica mattina di fine Maggio; questo mese mi è piaciuto molto, colorato e illuminato nel modo giusto, rispettoso del corso delle stagioni e generoso nel darmi manforte, a spingermi fuori dal buio dell’inverno. Solo. Il ciclista non è necessariamente un solitario ma di certo compete con se stesso : gambe, fiato, energia che parte dal cervello e là ritorna in un movimento il più possibile sincronizzato. Cacchio, ho quarantasei anni! E’ li che penso quando sento che il vento contrario smorza la forza; ed eccola la spinta a proseguire. Quanti vecchietti mi darebbero strada, però io mi difendo e devo ( assolutamente devo ) ritenermi soddisfatto. Essere perfezionisti nella vita è più faticoso che scalare una montagna sui pedali. Alzati, inforca la bici e fregatene no?

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