Tutta invidia (?)

Sempre alla ricerca di una spiegazione logica a tutto, a fine giornata sono qui a chiedermi il perché di tanta invidia. Che sia forse anch’essa legata alla noia? Non è più il tempo per stare davanti al computer; la vita va assaporata e quale migliore stagione di questa per ( almeno ) assaggiarla? Rimanere isolati al centro della stanza e bazzicare da un sito all’altro è la più alienante delle attività: sulla piazza più famosa ti si ripropongono le stesse immagini idiote: gente che mostra le gambe al sole, foto varie di cibo e quei maledetti volti sorridenti in giro per locali. Ed io? Io sono invidioso. Non me ne faccio una colpa, in fondo è la più naturale conseguenza del confronto tra la mia vita vacua di relazioni ed un mondo ( anche un po’ artificiale ) nel quale va di gran moda l’esibizione. Si tratta pur sempre di gente comune che a differenza di altre, preferisce rendere pubblica la propria comune esistenza. Sono io quello fuori dal comune. Condivido pensieri quasi sempre seriosi, lamentele varie, distribuisco un po’ di ironia quasi mai capita. Se poi decido di pubblicare qualche immagine mi arriva un po’ di attenzione. Brutta bestia la noia: ti fa sentire la mancanza di apprezzamenti fino a farti credere di essere tu l’asociale ed il diverso ad ogni costo. Così si capovolge la visione del mondo. Questione di serenità e di punti di vista: se sei lucido non tene può fregare di meno di sciocchezze come queste, salvo ragionare sul perché la vita al giorno d’oggi si fonda sull’apparenza. Sono al posto sbagliato nel momento sbagliato e non ho mezzi per fare colpo. Eppure ho tutto quel che serve per essere soddisfatto di me e questo basta e avanza no? Perdonate il solito percorso tortuoso ma sto cercando di capire se l’invidia che provo è un sintomo di immaturità oppure un passeggero cedimento delle certezze acquisite. Che ne so, sto qui a discutere quando dovrei solo pensare al fatto che la prossima settimana, a quest’ora sarò finalmente in vacanza. Tengo a precisare che sto bene e sono perfettamente in grado di affrontare la divagazione delle divagazioni con il piglio giusto. Ma è proprio per questo che mi lascio andare a certi ragionamenti, per il motivo di cui accennavo ieri: il “carpe diem” è ora, in questo disperato tentativo di fermare una domanda, una curiosità prima che la giornata si spenga. Forse qualcuno di voi penserà che sarebbe meglio non aver bisogno di afferrare perché è Sabato sera e la notte d’estate non ha bisogno di domande. Avete anche ragione. Rebus sic stantibus, ne approfitto. Almeno finché avrò risposte.

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