L’ultimo

E’ sempre buona educazione congedarsi con un saluto, soprattutto dopo aver colloquiato a lungo con persone piacevoli. Sebbene il tempo ormai mi stia sovrastando senza possibilità di scampo, lasciare una traccia qui è quanto di più doveroso io ritenga di fare alla fine di ogni giorno. Questo post è l’ultimo e non so quando tornerò. Premetto che non sto cercando attenzioni; ho tentato disperatamente di farlo ieri durante una giornata che, definire infernale, mi pare riduttivo. Non lo voglio fare certo con voi, lettori. Voi non siete la feccia dei social, gli indifferenti per antonomasia ai messaggi di aiuto, voi non siete trecento come in quella lista ( ma è come se non ci fosse nessuno ). Io capisco che certe piazze lasciano il tempo che trovano ma qui è in discussione la reale portata dei rapporti, l’uso improprio a abusivo di termini come amicizia. Io sto tranquillo perché, ancora una volta, mi sono trattenuto dall’andare via definitivamente da quel luogo insulso. Ci rimarrò, ma spero al solo scopo di essere visitato. Perché di curiosi ce n’è un’infinità. Amore e odio, il solito controverso rapporto con la piazza. Ieri ho dato di testa perché gli scioperi dei mezzi fanno sclerare, dar fuori, bestemmiare, minacciare, odiare. Vedevo intorno a me gente rassegnata, chi si limitava a dire che si è abituato, io invece sputavo odio. E sapevo che prima o poi, alla prima occasione, saltava tutto fuori. “Mamma, chi nasce quadrato non muore rotondo”. Questa frase sa di consapevolezza ma di tanta tristezza e desolazione. Proprio quella accettazione di cui vado parlando è una medaglia che ha, sul suo rovescio, un senso di abbandono e impotenza. Quindi è tutta questione di apparenza, forzature e resistenza alle pressioni; il tempo ormai ha dettato le sue regole, provare ad infrangerle non è da umani. Quello che è successo ieri segna per me un passo indietro rispetto ai recenti progressi (?); oppure un passo avanti sulla strada della accettazione? Purtroppo certe reazioni nascondo una verità di fondo e si chiama repressione; e se c’è repressione c’è impossibilità di sfogare. E allora andiamo a fondo ancora e ci troviamo scelte non fatte, ingenuità e altro ancora. E ricominciamo da capo. Ora mi preme solo salutare i miei lettori, promettendo loro che mi affiderò al tempo senza per questo lasciarmi trascinare. Questi giorni dovranno essere preziose perle di libertà, aliti di vento calmo a spezzare la follia quotidiana. Prometto che ne farò tesoro. A presto.

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