Formiche

Oggi me ne stavo coricato sul lettino prendisole in attesa di un alito di vento che non arrivava mai. Non sono più la lucertola di una volta. L’età mi ha tolto resistenza ai raggi solari tanto da rendermi nervoso anziché rilassarmi. Io amo il sole sulla pelle, quel colorito che spazza via l’incarnato pallido e le occhiaie tipiche invernali. Almeno per un paio di mesi all’anno mi guardo allo specchio senza assomigliare a zio Fester degli Addams. Prono e grondante di sudore mi sono soffermato ad osservare qualche formica che se ne andava a zonzo per il prato. Alcune compivano percorsi davvero difficili portando strane cose con loro. Altre vagavano apparentemente senza meta. Pensavo che da lì a poco quella stessa formica che si adoperava in cotanto viaggiare avrebbe potuto essere uccisa da una ciabatta qualsiasi. Tanto rumore per nulla, dunque. Ma che razza di strani ragionamenti può fare uno che decide di passare il pomeriggio in piscina? Vattene in acqua, fatti un bel bagno e torna ad asciugarti al sole. Sarà anche più piacevole. Poi magari leggiti un libro, ascolta musica, fai il possibile per non pensare altrimenti cominciano le divagazioni. Come quella sulle formiche. Stasera avevo voglia di dire qualcosa, nulla di particolarmente eclatante, solo un piccolo segno in una giornata di grande caldo. Ho fatto pure un po’ di pesi stamattina. In palestra eravamo in tre: due hanno cominciato a chiacchierare e a ridere, io ho preso la strada del silenzio e ci ho dato dentro. “Lui si che lavora, è silenzioso ma lavora”. Rispondo con un mezzo sorriso e la solita autoironia. Poi però elaboro. Ma sarà mica vero che sono timido? Oppure posso semplicemente fare a meno di perdere tempo in chiacchiere? Sono un orso? Altre stupide elucubrazioni in un momento di apparente divagazione. Sarà colpa del caldo. Metti un piccolo locale, la possibilità (inevitabile) di incrociare parole, argomentare su questo o quel fatto. E io che faccio? Mi nascondo. Poi osservo le formiche. E mi sento doppiamente coglione. Quest’anima sensibile la do in pasto alle sanguisughe trentasei ore alla settimana . Per il tempo che resta lascio che sia io a tormentarla e allora non devo più lamentarmi. Penso si sia capito che avevo solo bisogno di divagare; lo avrei fatto con piacere davanti ad una birra, al tavolino all’aperto di un bar, in una notte d’estate che merita di essere vissuta. Beh, non mi è concesso.

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