Cavoli a merenda

Da tempo sono insofferente al posto di lavoro, ai viaggi quotidiani, alla gente, all’ignoranza, agli urlatori e ai presuntuosi. Quel “da tempo” abbraccia un numero di anni non inferiore a dieci. E’ dunque da circa tremilaseicentocinquanta giorni che sono incazzato. Non male, vero? Ah, anche frustrato e represso. Dico questo perché chi mi “segue” non può farlo da più di cinque anni ed è giusto che si faccia un’idea: state leggendo i pensieri di una persona accondiscendente. Lo direste mai? Oggi stavo al solito bar dove mi reco per la pausa pranzo: la tipa che prende gli ordini mi chiede cosa desidero e se voglio mi venga scaldato; rispondo di no, fa caldo. Ma glielo dico con un certo tono di voce e modo di fare. “Sei proprio accondiscendente, Enzo. Hai un bel carattere”. “Grazie signora, le rispondo”. Prendo il piatto e vado a sedermi. “Eh no, essere accondiscendenti non è per nulla un bel modo di essere”. “Ti pigliano per il culo e ne approfittano”. La signora del bar, suo malgrado, mi ha rovinato la pausa pranzo. Ma che ne sa lei di come sono fatto; oppure lo ha già capito senza nemmeno conoscermi? Così mangio la pasta scotta e ingurgito il contorno di insalata russa. State leggendo i pensieri di una persona incazzata, frustrata, repressa ma quel che è peggio: accondiscendente. Parlava facile Elisa, quando teorizzava sull’assertività. Lo strumento, diceva, indispensabile a debellare la rabbia. Ma come faccio a vivere sereno se diffido dei complimenti? Capite, non è giusto avere pregiudizi verso questo o quel soggetto ma mi manda in bestia quando esaltano il mio carattere…..accondiscendente. Il mio piccolo mondo quotidiano non è fatto di umanità vera, di onestà, di comprensione e rispetto; è pieno di merda. Cosa ci fa una persona accondiscendente in questo contesto? C’entra come i cavoli a merenda, io penso. Allora chi mi riempie di complimenti vive in un mondo di favole oppure, ha un secondo fine. Voi però avete capito tutto, miei cari lettori. Sapete che un uomo vero ha dalla sua l’ironia che lo rende sopportabile agli altri e persino a se stesso. Anche oggi non era previsto alcun resoconto; va da sé che è Lunedì ed è un peccato “saltare” il turno, alla fine della giornata di merda per eccellenza. Ho detto, ho fatto, posso aspettare domani.

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