Un semplice contenitore

Ieri ho cominciato a ciondolare per la stanchezza circa cinque minuti dopo la partenza da Porta Nuova. Colpa del caldo più che del lavoro. Per fortuna ufficio e viaggi si danno un cambio quasi regolare senza mai sovrapporsi; se l’afa non dà tregua ed i treni viaggiano senza aria condizionata, il lavoro attraversa una fase di relativa tranquillità. D’improvviso ho alzato la testa, svegliato dal capotreno che annunciava l’ennesimo ritardo dovuto ad un treno fermo sulla linea. A quel punto mi è montata l’ansia e non mi è restato altro da fare che osservare al di là del finestrino. Pronti via: mi immagino di poter rimuovere tutto quello che mi fa soffrire e buttarlo via. Vorrei essere solo corpo. Né anima, né cuore, neppure cervello. Ritrovarmi un misero contenitore quale poi tornerò ad essere il più tardi possibile. Superficialità, scorza, apparenza. Solo materia. Luglio sembra eterno con la sua luce che ti accompagna fino alla cena. Bellissimo, se hai la fortuna di passare queste giornate in riva al mare chiudendole con una bella serata all’aperto. Un po’ meno se devi arrivare a fine mese e non riesci ad afferrare nulla se non una piccola ventata d’aria sul terrazzo di casa. Eterno e lento, come ho sempre desiderato dovesse scorrere il tempo. Un corpo che si muove senza possibilità di cadere nel tranello delle parole, pensate, dette o scritte. Leggero come l’aria. Niente, ho pensato a questo prima di scendere e ritrovarmi stretto nella morsa di un abbraccio infuocato. Ieri cuore, passione, oggi solo corpo. Tanti desideri, la ricerca continua di una soluzione possibile che ti strappi un sorriso. Non possiamo modificare la realtà, le persone, nemmeno noi stessi ma ipotizzare scenari che rendano tutto plausibile ed accettabile, quello si. Le mie, amici miei, sono farneticazioni che, come dico da tempo, hanno l’unico scopo di dare alle giornate piccolissime sfumature che le differenzino le une dalle altre. Accettare le abitudini e la ripetitività è un po’ come morire; non adoperarsi per cambiare è un po’ essere vigliacchi e paurosi. Scegliere di illudersi facendolo con il mezzo più facile è da bambini. E io ancora lo sono. Non si capisce vero?

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