Farmaci miracolosi

Una cosa è certa: questa settimana ha tirato fuori il peggio di me. La colpa? Inutile stia qui a parlarne, sappiamo bene di chi è. Io eviterei di essere blasfemo o scurrile, di alzare gli occhi al cielo e di sospirare battendo le mani sulle ginocchia. Non dipende da me. Calma e sangue freddo ormai sono ai minimi storici, la dose di pazienza si sta esaurendo e tutto lascia presagire che le cose non cambieranno. Se non sarò io a cambiarle. Adesso dirò la stupidaggine del giorno: sono un pendolare solitario nel senso che in cinque anni di andate e ritorni non ho fatto amicizia o scambiato quattro chiacchiere con nessuno . Non è questione di asocialità ma il problema sta negli altri che, come me, pensano a fare i fatti loro. Se avessi trovato un amico/a con cui passare il tempo, forse in certi momenti mi sarei risparmiato gli sfoghi, chissà. Il peggio di me comunque è tutto scritto qui, nel luogo in cui inconsapevolmente espongo la parte migliore, la propensione alla riflessione, l’analisi, la sensibilità ai sussulti dell’anima. “Enzo, sei dimagrito, dice lei passando le due mani lungo il viso.” “Ma no dai, solo che non ho dormito e la barba è lunga”. Valle a spiegare che ho tirato giù i santi del paradiso ogni giorno e che continuo a combattere sulle decisioni da prendere. Intanto non cambierà nulla perché non voglio che accada. Solo lamentele, attività quotidiana che fornisce materiale a questi fogli. Come farei senza? Ho pensato molto alle persone che sono sparite dalla mia vita e che stanno lì, in un angolo del cuore. Non saprei cosa dire. Ho sempre desiderato di avere tempo per loro e di ritrovarmi a vivere una vita abbastanza serena per potermi impegnare nelle relazioni. Loro ci sono, lo sento. Alcuni vogliono solo farmelo credere mandando segnali di presenza di tanto in tanto. Non ho più intenzione di cedere al “Come stai?” con un “Bene e tu?”. Dialoghi che non vanno da nessuna parte. Chi vuole veramente, oltrepassa il muro della chiacchierata virtuale. Telefona, ad esempio. Non sopporto quelli che, per “tenersi buoni” gli altri, si fanno sentire per dire due cagate e poi tornano alle loro faccende. Eppure ci sono quelli cui solo l’orgoglio mi impedisce di richiamare nella mia vita; lo meritano di più e sono pochissimi. Non ho tempo. E poi mi ritroverebbero quotidianamente arrabbiato, blasfemo, scurrile. Non sono mica guarito dalla malattia del pendolare. Cercasi medicina miracolosa.

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