Aldiquà del muro

Le sei di mattina. Scivolando giù per le scale incontro la vicina del primo piano che mi dice: “Ma non sei stanco di alzarti così presto? Che vita di merda!”. La saluto con un sorriso di assenso, poi lascio che il portone si chiuda alle mie spalle. In quel momento penso che migliaia di persone ogni mattina ripetono quella domanda a se stessi dandosi la stessa risposta. La mia riflessione si ferma qui perché da tempo il lavoro ha perso posizioni nella scala delle priorità, andando ad occupare i gradini più bassi. Siamo tanti, tantissimi a vivere questa condizione che poi, è il nostro pane. Difficile invece mantenere lo sguardo aldiquà del muro ovvero, nel presente. A tale riguardo ho bandito i pro e contro dell’”afferrare il giorno” e credo di aver fatto bene; ad un certo punto è necessario dare riposo al cervello. Lo sforzo è più grande lo compio quando devo costringere gli occhi a non guardare oltre la corteccia del corpo. Alzo la testa e provo ( con successo per ora ) a scoprire quanto è bello ciò che ho intorno. Poi lo riporto qui. Scrivo e mi limito al superficiale, alle storie di ordinaria quotidianità. C’è tutto un mondo la fuori ed è la ragione per cui non scendo nelle viscere buie dell’anima. Mi aiuta a rimanere in piedi e positivo. Sempre in volo.

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