Arrivi e (solite) partenze

Questa mattina mio padre è tornato dalla Puglia. All’alba delle sei sono andato a prenderlo in stazione. Quando mi ha passato la valigia gli ho chiesto se all’interno ci fossero più cibo o vestiario. E’ un classico del ritorno dalla visita ai lontani parenti. Si fa scorta di specialità. Il tempo di accompagnarlo alla macchina, poi anch’io ho ripreso confidenza con il viaggio dopo la sosta del fine settimana. Da tempo i miei non fanno che ripetere: “Siamo anziani, meglio fare ora queste sfacchinate, poi non si sa cosa ci riserva il futuro”. Io invece da anni non scendo al Sud, inteso come luogo d’origine della mia famiglia. E’ come, penso io, volessi conservare integri i ricordi dell’infanzia, rimanendo ancorato al cavalluccio sulle gambe del nonno oppure alla mitica parmigiana di melanzane della Domenica, a casa della zia. Ci ho pensato un po’, tra un ciondolamento e l’altro. Poi tutto ha preso un altro verso, un colore tendente al grigio di queste prime mattine autunnali. Fino a perdermi e a confondermi con il rumore di fondo ed il passo svelto dei lavoratori. Lunedì di arrivi e partenze, e anche un po’ di memorie.

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