Tre

Tre su tre. Dunque è accaduto ancora: per la terza volta sono salito sul treno sbagliato. Sempre per la terza volta mi sono accorto dell’errore quando mancava qualche minuto alla partenza. Mi sono guardato intorno e poi ho rivolto l’ormai fatidica domanda al vicino di posto: “Questo treno va a La Spezia, vero? “ “No, a Cuneo”, la risposta. Questa volta però ho messo in mostra le mie doti di atleta, fiondandomi alla porta di uscita e compiendo un balzo felino proprio mentre il segnale acustico annunciava la chiusura. Tre su tre perché quelle volte in cui il mio treno si trova parcheggiato sul medesimo marciapiede dell’altro, io prendo un abbaglio. Tre come gli indizi che servono a fare una prova: la direzione sbagliata, le notti insonni, lo stomaco che si ribella. Tutto rimanda allo stato di ansia più forte da quando ho iniziato a fare il pendolare. Nel momento in cui la forza mentale cede, inizia il dolore fisico, quello a cui io non riesco ad opporre resistenza. Tutto qui, volevo solo raccontare di questo episodio che, alla fine, mi ha pure strappato un sorriso. E’ Lunedì e non posso pretendere di più.

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