Fregature

Oggi le mie compagne di posto erano due giovani ragazze fresche di laurea. Hanno cominciato a raccontarsi delle varie vicissitudini che hanno preceduto il gran giorno: timori, scelta del vestito, piccoli inconvenienti tecnici. Non la smettevano più di parlare ma, per una volta, ho ascoltato con piacere le loro storie. Ho pensato a me, alla mia laurea mancata; venti esami su ventisei a Legge non sono pochi. Un traguardo che ho cominciato ad intravedere e che, sul più bello, si è fatto lontanissimo, impossibile da raggiungere. Rimpianto il mio. E di mia madre. Che fregatura diventare saggi e responsabili (non tutti eh?) quando la testa non ha più batterie e ciò che serve è solo una grande motivazione. Che grande fregatura. Ah, se fossi stato più uomo e meno attento ai problemi esistenziali! Gli stessi di ora, forse. Adesso però ho il mio posto sicuro, la mia vita monotona, la compagna chiamata abitudine. Dovremmo essere fatti per pensare a noi stessi e ai nostri obiettivi per il tempo necessario a conseguirli. Ciò che resta si potrebbe utilizzarlo anche per le seghe mentali, le questioni profonde. Prima veniamo noi, non c’è dubbio. Io ho sempre ragionato all’esatto contrario. E ora? Ora sono solo saggio, ascolto due compagne occasionali di viaggio e osservo la campagna dal finestrino. Con un sorriso malinconico.

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