Senza luce

Questo fatto di dover restituire un’ora di luce al corso naturale delle cose mi mette in crisi. Cosa guardo ora dal finestrino? Il viaggio di ritorno è sempre un’incognita perché non sai mai come andrà la tua giornata. Potresti avere voglia di leggere (se non incontri il solito maleducato che strimpella al cellulare), decidere di ascoltare musica oppure semplicemente dormire. Poi t’imbatti in quei giorni dove la stanchezza cede alla voglia di pensare: quale stimolo migliore a farlo se non il panorama che scorre oltre il finestrino? L’istinto mi porta ancora a voltare la testa verso l’esterno e l’immagine che mi appare è devastante. Io. Stanco e dall’incarnato sbiadito. Dove sono finite le mie colline? Perdo per un attimo il senso dell’orientamento, non posso più calcolare il momento giusto per avanzare verso le porte d’uscita. Si affaccia tuttavia una sensazione nuova, di casa, di famiglia e di calore, umano e non. Questo passaggio segna l’addio definitivo ai sogni di sole e restituisce il più umano e comprensibile bisogno di lentezza e normalità.

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