Chi non risica..

Ieri ho vinto circa centocinquanta euro con una puntata alla Snai. Sarà stato l’istinto. Erano circa due anni che non rischiavo tre euro al gioco. Chi non risica non rosica ed io ieri, non ho rosicato. Comodo però buttarsi nel vuoto della fatalità; ben altra cosa è farlo nella consapevolezza di ciò che accadrà: questo succede quando il rischio lo cerchiamo e lo accettiamo. Il fatto che tra poco (questione di giorni?) cambierò ufficio non ha implicato nessuna scelta da parte mia; se fossi stato messo nella condizione di farlo, probabilmente sarei rimasto al mio vecchio posto. Un conto è rischiare affidandosi alle forze oscure del caso, un altro è vivere poi con la paura di pentirsi e morire di sensi di colpa. E’ proprio qui che sbaglio, nel porre una distinzione tra i due tipi di assunzione del rischio. Forse perché a fottermi è la generica paura di vivere e dell’ineluttabile mutamento delle condizioni, proprie ed altrui. Chi di noi non convive con le proprie angosce: la mia si chiama abitudine. La stessa di cui mi lamento e quella dalla quale ho il terrore di sfuggire. I soldi non fanno la felicità, altrimenti non ci avrei ricamato in questo modo attraverso questo articolo.

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2 comments

  1. Carissima, grazie per il tuo sfogo. Eccome se ti capisco e posso ben immaginare quali pensieri passano per la testa. Hai fatto un salto nel vuoto ma io credo che non sia stato affatto insensato. Anzi. Io stesso ripeto sempre ai colleghi che, un cambio d’ufficio, mai potrà cambiarmi l’esistenza. La differenza potrà farla infatti, solo un eventuale avvicinamento a casa con conseguente riduzione di stress, almeno per quanto riguarda il viaggio. In quel caso dovrò mettere in conto che potrei trovarmi di fronte ad una situazione lavorativa peggiore. Come dimostra il tuo caso. Ma sono sicuro che, qualora avessi l’occasione, la scelta la farei. Diverso il caso del semplice traferimento interno. Da Settembre non si è fatto che parlare di questo. A darmi fastidio sono state ( e sono tuttora) le voci, i pettegolezzi e via dicendo. Mi infastidiscono, disturbano, mi infondono ansia. Ieri è uscito l’ordine di servizio tanto atteso ed io….non ci sono. Cosa vorrà mai dire? Tanto rumore per nulla? Non lo so, forse è solo rinviato. Di certo sono “ambito” per disponibilità e voglia di fare. E dove c’è arretrato, chi meglio di me potrebbe fare al caso? Quindi il passaggio sarebbe penalizzante sul fronte degli incarichi ( roba che potrebbe fare un 4° livello ) ma gratificante in termini di tranquillità. Insomma, ora sono ancora al mio posto, in un ambiente a dir poco logorante e costantemente a disposizione di chiunque. La scelta forse mi avrebbe portato a rimanere al posto, è vero. Ma rischiare è anche vincere finalmente la paura del nuovo, comunque. E’ un limite caratteriale di fondo, ormai si è capito. Mi spiace moltissimo per la situazione che stai vivendo e l’unico modo per non abbattersi è proprio pensare che possa esserci ancora un “nuovo”. Di certo per persone come noi, ligie al dovere e con il bisogno di comunicare, dover convivere con certi soggetti è penalizzante e frustrante. Tutto posso dire di negativo del mio attuale servizio fuorché non sia popolato di persone silenziose. Chissà, io proseguo con le domande di trasferimento, intanto convivo con la mia realtà quotidiana: a volte diventa insopportabile, altre faccio leva sulla forza mentale. Fino a quando ce n’è. Pero ora ti saluto e scrivi pure quando vuoi, è un piacere.
    Un abbraccio.

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  2. Buongiorno Enzo!
    Ho letto il tuo articolo … quindi se tu avessi avuto la possibilità di scegliere, non avresti cambiato ufficio?
    E’ vero che chi lascia la strada vecchia per quella nuova ecc ecc ed è altrettanto vero che ci facciamo spesso travolgere dall’abitudine. Siamo come i bambini che adorano le abitudini perché così non hanno paura, sanno quello che accadrà da lì a breve….
    Io il mio “salto nel vuoto” invece me lo sono cercato.
    Ho fatto la mobilità, come sai, per avvicinarmi a casa.
    E anche qui poi subentrano le abitudini: prima quando andavo a lavorare a Prato era normale lasciare la macchina al parcheggio dell’asilo, prendere il motorino e farmi altri 17 km e lo stesso poi al ritorno. Adesso che ho provato l’ebrezza della vicinanza, la volta che sono dovuta andare a Prato per un corso, ho preso il motorino e mi sembrava di non arrivare mai…. e pensavo “ma come facevo a fare questa strada due volte al giorno? quanto tempo perdevo???”.
    Eh sì, sono stata “fregata” dalla distanza. Sicuramente con una bimba piccola le tue esigenze e le tue priorità cambiano e stavolta sono rimasta davvero fregata!
    Perché?
    Perché dove sono adesso, oltre a lavorare 10 volte tanto quello che facevo a Prato (ma questo è davvero il meno), mi sono trovata in un ambiente completamente diverso, con persone che lavorano (spesso poco e male) lì da anni e non li schiodi e non puoi portare una ventata di innovazione che ti guardano subito male e si rifiutano di cambiare le cose!
    Non solo. Per mettere la ciliegina sulla torta, in ufficio con me hanno fatto arrivare un tizio a tempo determinato per un anno che viene da Chieti, dalla graduatoria del concorsone di qualche anno fa per la ricostruzione dell’Aquila…E’ un tipo chiuso, che non fa una parola tutto il giorno, asociale che mangia e va a prendere il caffè da solo… ma questo è sicuramente un “problema” suo se non fosse che non ha nemmeno voglia di lavorare ed è rimasto al concetto di ente pubblico di 40 anni fa quando veramente eri un passacarte che non doveva nemmeno accendere il cervello per fare i suoi compiti.
    In ragioneria un tipo così, che registra le fatture perché si diverte a mettere timbri, ma a caso, senza leggere nemmeno di cosa si tratta e sbagliando quindi tutte le imputazioni fiscali, secondo me non ci può stare…. il problema è che è pure un D e il 27 del mese prende più di me! Non solo: è anche più giovane di me, è del 1973 con un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio che chissà come è riuscito ad ottenere.
    Già digerivo male questa situazione che è arrivata la seconda fregatura.
    Dopo spostamenti vari dei D, hanno pensato bene di dare a me la responsabilità dell’unità “bilancio e contabilità”…. quindi per ben 1000 euro all’ANNO lordi sono responsabile anche di quello che fa il mio esimio collega….
    Non sai quante volte ho pensato che sarei stata meglio a Prato, chi me lo ha fatto fare ecc ecc… e nei momenti più bui (e questo è uno di quelli) maledico quel giorno che ho portato la mia domanda di mobilità al protocollo….
    Ma ormai è andata, PER ORA! Da contratto non si può venir via per almeno tre anni… tutti contano sul fatto che abito vicino e pensano che rimarrò lì a vita…. ma nel lungo termine si sbagliano!
    Scusami se ti ho tediato con questo mio monologo… avevo bisogno di un piccolo sfogo … so che mi comprendi!
    Quando è la data del tuo trasferimento?
    Fammi sapere come ti sembra……
    A presto
    Un abbraccio
    Simo

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