Ho bisogno di te

“Ho bisogno di te”. Niente di sentimentale comunque. E’ ciò che mi sento ripetere quotidianamente sul posto di lavoro. Hanno bisogno di me, di uno a caso. Questa mattina sono arrivato in ufficio sorprendentemente incazzato: chissà cosa circola nelle mie viscere al punto da rendermi insopportabile un luogo. Forse quando scendo da quel maledetto treno penso che ho già dato un altro poco del mio equilibrio nervoso e ne vorrei conservare gelosamente la restante parte. Forse penso che basterebbe alzarsi all’alba, viaggiare fino a Torino e poi tornare indietro. Ecco, mi sono già guadagnato la pagnotta, perché lavorare? A parte gli scherzi, stamane ho letto negli occhi dei miei poveri colleghi non poco stupore. Era da molto che non “scaricavo” un po’ di rabbia. Loro hanno capito, anche perché mi sono scusato. Può darsi che a tormentarmi fosse quel: “Ho bisogno di te “e tutto quello che racchiude dentro. A fine giornata si è parlato di intolleranza alla convivenza e più in generale alle presenze. Allora sfondate una porta aperta. Non avevano più bisogno di me. Poi l’autobus, il treno.

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