Lungodegente

Non sono ancora guarito dalla malattia del social e da quel sentire (quasi doveroso) di comunicare qualcosa. Un voler urlare che ci sono, come se non aver nulla da dire fosse un peccato. Dietro a tutto ciò c’è un malessere di fondo ma non lo scopro oggi; mi vergogno del solo pensare che ci si debba costruire un personaggio per piacere al pubblico. Questo me lo devo togliere dalla mente ed è un segno di degrado mentale e di scarso apprendimento di quanto mi è stato insegnato dall’esperienza. Io che sono ipercritico verso la piazza virtuale non mi posso permettere questi cali di tensione che mi fanno sprofondare nell’infantile bisogno di attenzioni. Come posso fare? Vorrei cancellare tutti, non avere il falso problema di “partecipare” ad un torneo di visibilità. Il mio sogno è vivere. Magari, chissà, riprendermi la dimensione di uomo abbandonando quella ormai testata, di attore. Mi allieta l’idea di un progetto: con il nuovo anno voglio ricominciare a vedere Elisa. Qualcuno forse sa chi è, chi non lo sa, lo scoprirà a breve. E allora ci sarà di che raccontare.

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