Quanto tempo?

Pensavo a quanto tempo impieghiamo nella vita per imparare a piacerci. O almeno, a volerci bene. Riflettevo anche su chi o cosa rappresenti l’ostacolo maggiore al conseguimento di questo obiettivo. Noi stessi, innanzitutto. Non nasciamo tutti adoni e nemmeno saputi. A volte siamo ciechi: qualità che pensiamo nascoste in luoghi inaccessibili e invece stanno lì, ad un passo. E gli altri? Quanto ci condiziona il doverci a forza confrontare? Se non siamo bravi ad apprezzarci, inevitabilmente saremo invischiati in quel gioco pericoloso che è il giudizio altrui. Ed i campi sono molti, a cominciare dal lavoro per finire alla vita privata. E se poi ad un certo punto ci piombasse addosso un mondo nuovo? E ci trovassimo a dover competere pure con lui? Si può arrivare a sentirsi inadeguati in un luogo tanto inutile come un social network? Se anche solo per un secondo il dubbio di non piacere agli amici virtuali attraversasse il vostro cervello? La questione non è semplice. Probabilmente non basta una vita per amare noi stessi ed imparare a bastarci. Non è l’esaltazione dell’orso, asociale e gretto. Potremmo chiamarla forse, libertà?

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