A freddo

Ieri ho compiuto un’uscita fotografica del tutto insoddisfacente, tanto che avevo già pronto il mio bell’articolo nel quale annunciavo l’abbandono definitivo delle velleità. Sono abituato ai miei picchi di esaltazione cui corrispondono altrettante depressioni emotive. Allora ho deciso di non pubblicare la reazione a caldo ed aspettare che gli spiriti sbollentassero. Il risultato è questo, qui, lo state leggendo. L’invito che rivolgo a me stesso è alla calma e alla mediazione, non solo delle emozioni ma anche del lavoro di cuore e cervello. Nessuna spinta eccessiva così da evitare cadute rovinose. Rimango solo dell’idea che esistono passioni in grado di produrre un benessere reale e spesso inaspettato ed altre che richiedono un impegno maggiore. In quest’ultimo caso so di non avere grandi scorte in termini di pazienza e voglia di apprendere. Poi c’è il solito voler avere subito il massimo, l’esigenza di poter dire: “Ah, questa è perfetta”. Non c’è nulla di strano in tutto questo se come me, si vuole che due più due faccia sempre quattro. E’ la vita, difficile che accada.

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