A cena

Il giorno più lontano possibile questa è la cosa che mi mancherà. Prendete una giornata di lavoro di merda nel bel mezzo di un periodo di merda. Aggiungeteci una sensazione di pericoloso abbassamento della soglia di tolleranza di ogni cosa. E poi, immaginatevi dentro un tunnel e quella maledetta luce che sembra non arrivare mai. Quando chiudo quella porta e scendo da quello stramaledetto treno non rinasco ma, in cuor mio, mi sento un altro. Anche solo per poche ore, il tempo di cenare con i miei. Qui sta il bello. Il fatto di abitare con loro è forse il fardello emotivo di cui non riesco a liberarmi ma queste cene sono spesso l’ossigeno vitale. Perché loro sono Persone, magari non proprio obiettive, ma ti ascoltano. Non mi vergogno a dire che sono gli unici amici che ho perché gli altri dove sono? Potrei morire e nessuno se ne accorgerebbe. Si, quelli delle liste di amici che mettono “mi piace” se pubblichi una foto del cazzo o condividi una cagata di aforisma. Dove sono se stai male? E se stai in silenzio? Non hanno nulla da spiare, tutto qui. Mi fanno pena. Si, dico a voi, miei cari amici del social. Tutti, nessuno escluso. Amo i miei genitori, amo le Persone, amo la verità.

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