Papere

Io arrivo in palestra di mattina presto ed ogni volta la tipa del bar mi guarda quasi storto. La sala pesi si estende in lunghezza ed è separata dall’esterno da un’ampia vetrata che si affaccia sul fiume. A quell’ora ho le macchine libere, la musica, il panorama. Mentre facevo un po’ di gambe non ho potuto non notare due papere che placidamente si lasciavano trasportare dalla corrente; che immagine rilassante! Ormai sta diventando una piacevole abitudine quella di notare le cose apparentemente più sciocche o banali e trasformarle in veicoli di serenità. Il fatto stesso della palestra di mattina è un’abitudine che per alcuni è pura follia. La tipa del bar non fa che ripetermi di dormire invece di arrivare all’alba perché la signora delle pulizie sta ancora lì, negli spogliatoi. Se qualcuno provasse ad entrare nella macchina che sono diventato forse capirebbe tutto. Non riesco a liberarmi degli schemi anche quando faccio cose che mi piacciono. O forse non voglio proprio farlo. E’ uno dei tanti motivi per cui sono solo ed è sintomatico dell’età che avanza. Ma in fondo, non faccio male a nessuno. Guardare le papere è un privilegio.

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14 comments

  1. secondo me tu ormai sei convinto di non poter piu provare emozioni e non riuscire piu a fare oh, e di non girare un angolo e trovar qualcosa che ti faccia buuu… ormai per te sei una macchina e via così…
    ma non è vero… sei tu che te ne convinci..
    e le piccole cose, come le papere son quelle di cui piu abbiam bisogno…!

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  2. Mi chiedo perché permettiamo a noi stessi di diventare fredde macchine, d’invecchiare soli, perdendoci l’opportunità di condividere i nostri passi. Provi meraviglia per le piccole cose ed è bello, ma ti meravigli più di te, dei tuoi sentimenti, dei battiti inaspettati?

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    1. Purtroppo è vero ciò che dici. Mi meraviglio quando provo emozioni avendo ormai raggiunto la consapevolezza di non poterlo più fare se non privatamente. E’ triste, sai. Ci vuole molta fiducia nel nuovo che prova ad entrare nella propria vita, sconvolgendone l’abitudine. Bella osservazione. Un abbraccio

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      1. Chi è che stabilisce che tu non possa più farlo? Ci creiamo scuse, alibi, per non vivere, per paura di essere felici: è il paradosso più assurdo, la condanna peggiore.

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      2. Nessuno e sapere che solo io posso impedirlo rende tutto più difficile. A volte speri di non avere questo “potere” tra le mani perché di autolesionismo si rischia di morire dentro.

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