Pochi ma buoni

A parer mio non c’è niente di più immobile di una festa comandata trascorsa quasi interamente a tavola. A casa mia non esistono tradizioni Natalizie o Pasquali da rispettare perché manca la materia prima: i parenti. Sono lontani mille chilometri e questo fa la differenza. Ci si ritrova in quattro gatti (quattro e non di più) e la festa sembra un giorno normale. Niente abbuffate, niente penniche, tutto nella più assoluta ordinarietà. La cosa non è poi tanto triste al pensiero di quelli che si ritrovano loro malgrado a dover sopportare il peso di presenze non gradite e cibi duri da digerire. Ne va sicuramente della mia linea e della mia tranquillità. Questione di abitudine perché se avessi avuto un bel giro di zii, zie, cugini e cugine, la cosa non mi sarebbe dispiaciuta. Come sempre tutto va dosato e mai e poi mai imposto. Se n’è andata questa Pasqua in anticipo con il carico dell’ora in meno di sonno che, anche in questo caso, non ha rappresentato una novità. La sveglia biologica è suonata ed io ho aperto gli occhi alle sei. La mia Pasqua è mobile.

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