Benedetti ritorni

Dire che ci sono più matti in giro che negli istituti psichiatrici non significa allontanarsi di molto dalla verità. Ora metteteci pure il caldo (prima o poi arriverà) ed io mi aspetto ancora scene di ordinaria follia. Io parlo di certi uffici al pubblico che assomigliano a vere e proprie trincee di guerra. Poi dicono che uno non diventa misantropo. Per quanto mite, di infinita pazienza o accondiscendente per natura, poi si scoppia. Io sto affrontando questi ultimi giorni di lavoro con la solita vigoria; so ben mascherare la stanchezza mentale ma a volte il desiderio di mollare tutto è enorme. Come ho detto ieri, se sono qui è perché sento il bisogno di raccontare le noie e la noia dell’impiegato “numero” tra i numeri. Alienazione, sapete no? Ne sono affetto e questo ha avuto un risvolto determinante sul fronte dei miei rapporti sociali, già ridotti all’osso. Scrivere di getto alla fine di una giornata stancante mi permette di essere più trasparente e aderente alla realtà. Quindi prendete questo post come il dialogo con un immaginario amico che si palesa quando più ne hai bisogno. Fa caldo. Il ritorno a casa è sempre la cosa più bella di ogni giorno: di un certo tipo di calore non ci si stanca mai e c’è sempre da essere felici.

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