Di Venerdì

Il treno del Venerdì conserva sempre lo stesso profumo di libertà. In questi cinque anni ha mantenuto integre le sensazioni che accompagnano il ritorno a casa. Tutto appare sotto un’altra luce ed è ogni volta un susseguirsi di desideri frustrati che si fermano al di qua del finestrino. Perché il tempo la fa da padrone e ti concede al massimo di sognare: oggi guardavo come sempre i campi; pensavo a quanto sarebbe stato bello camminarvi vicino, con tutta la calma del mondo necessaria a scattare qualche foto. Più passano gli anni più sento la stanchezza, come è ovvio. Al Venerdì, quando il treno sta per raggiungere la stazione, mi avvicino alle porte d’uscita e mi appoggio da un lato. E’ il momento in cui sento il disagio fisico e cerebrale attraversarmi il corpo fino a chiedere di disperatamente che si aprano le porte. Mi restano solo le sensazioni, i sogni, qualche rimpianto e a volte la consapevolezza. Ho abbandonato il desiderio di vita sociale, la rabbia di sentirmi ancora giovane e al tempo stesso fuori tempo per certe cose. Penso alle mie passioni, certo. Non è però ciò che voglio realmente dal treno del Venerdì: ciò che chiedo è di aprire le porte verso quel briciolo di libertà che mi è rimasta, ma di farlo magari in compagnia. A volte mi manca terribilmente qualcuno.

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