Senza luce

Anche lassù, ai piani alti, c’è crisi. Hanno spento la luce e non serve andare in cantina e controllare il contatore. L’hanno spenta e basta. Credo ci voglia qualche mese per rivederla o almeno sperare che possa tornare. Prima che iniziasse a piovere sono stati tanti i segnali della fine: a cominciare dai freddolosi che tirano fuori dall’armadio sciarpe e giubbotti e pretendono il riscaldamento nel vagone. Poi ci si sono messi gli studenti. Le gambe mi fanno male e, questa è la vera novità, credo rinuncerò gradatamente al tratto di strada che solitamente percorro a piedi. A costo di perdere tempo, occuperò un bel posto sul tram. Si, gli studenti, con il loro incedere lento, sciancato. E’ andata via la luce già da un po’ ma non si sono spenti i riflettori sul mio essere positivo e sulla voglia di lasciare da parte il mondo parallelo. Si è spenta la luce e sarei tentato di fare un bilancio, o forse l’ho già fatto. Chi mi legge con costanza me lo può dire e avrà notato che non sono più l’indefesso raccoglitore di pensieri da rovesciare in questo contenitore. E’ un segnale di come abbia imparato a fare quello che mi piace esattamente quando ne sento il bisogno e non per una stupida imposizione mentale. Senza luce ma con la candela della speranza sempre accesa.

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