Come fiumi

Credo che in ognuno di noi viva (seminascosto) un pensiero dominante. Poiché il concetto di serenità non è statico, sono giunto alla conclusione secondo cui, abbastanza coscientemente, desideriamo ogni giorno cambiare vita. A prescindere. Un tradimento bello e buono (senza peccato) della quotidianità. La riflessione nasce in una mattina grigia di Ottobre, complici due grandi fiumi di persone che, provenienti da due binari diversi, hanno finito per confluire nel mare della metro. Qui, tra gincane e salti della cavallina, ognuno prova ad afferrare il treno giusto, direzione lavoro. E qui mi è balenata la frase: “Ma chi cazzo me lo fa fare?”. Se davvero considerassimo la felicità come qualcosa di eternamente modificabile, ognuno di noi non potrebbe mai ritenersi soddisfatto della propria esistenza. Sentimentalmente, sul lavoro e in ogni altro campo della vita, il luogo dove vorremmo essere sarebbe sempre un altro. Siamo traditori legittimati. A questo punto la corsa verso un ideale stato di grazia risulta del tutto inutile e la vera felicità finisce per essere ridotta ad una condizione del pensiero. Io sono qui ma vorrei essere altrove: non solo oggi, ma anche domani, sempre. La sostanza delle cose mi invade quando varco la porta dell’ufficio e tutto si riduce all’inutile profusione di energie per uno scopo superfluo. Viva il pensiero, viva l’altra dimensione. Là in alto, siamo tutti in grado di percepire la vita per com’è.

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