Passi lenti

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Forse è questo il motivo della mia camminata esplorativa di oggi, sotto il sole quasi caldo di un pomeriggio di Ottobre. Sono ritornato al fiume, lungo quella passeggiata dimenticata, il parco giochi bimbi con le panchine scassate e la piscina ridotta ad un grande recipiente vuoto. Di tanto in tanto incontri persone con i loro cani. “Disturbiamo?”, la bella mamma bionda con la sua piccola desiderosa di salire sull’altalena. Io ero lì, con la reflex poggiata quasi a terra sul tappeto di foglie e fango nel timido tentativo di portare a casa qualche scatto. “No, certo, ci mancherebbe!”. Intanto perdevo un’occasione. Sono tornato là dove avevo iniziato, da un luogo senza infamia e senza lode, con l’intento primario di ritrovare me stesso e gli stimoli giusti. E sinceramente, al diavolo i risultati. Ne avevo bisogno, eccome se ne avevo. Passeggiare da soli con la reflex è tutta un’altra cosa, nemmeno lontanamente paragonabile al fastidio del ruolo secondario che la macchina fotografica assume in altri contesti: vedi vacanze o compagnia totalmente disinteressata. Una passeggiata, qualche timido tentativo, l’approccio che chiedo da tempo. Di più non dico, a passo lento proseguo.

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