Patti chiari

Credetemi, non è facile tenere fede al patto che ho stipulato alla ripresa del lavoro, dopo le vacanze estive. Anche oggi potrei parlare di ufficio, ma finirei per dire cose che darebbero il colpo di grazia ad un umore piuttosto instabile. Tengo fede al patto. Non sarebbe male focalizzare l’attenzione sul popolo dei treni e ce ne sarebbe tanto da dire: ad esempio c’è una tipa che cova un odio viscerale verso i troppo loquaci da vagone. Lei vuole dormire e loro puntualmente le frustrano il proposito. Stamattina una coppia di anziani è salita sul 7.18 e se l’è raccontata fino a Torino: questa ha girato le pupille degli occhi verso l’alto fino a Trofarello poi è sbottata. Io mi sono chiesto chi glielo fa fare, visto che è pendolare da ben prima di me e dovrebbe averci fatto il callo. Io ho a che fare con la gente sui mezzi di trasporto e pure in ufficio: poi ti dicono che dovresti aprirti. Sono fin troppo aperto, fin troppo paziente, forse cretino ed incapace di utilizzare la buona creanza ed i sentimenti fraterni verso chi merita. Insomma, non è facile stare al mondo, improbo pure riuscire a separare vita e ufficio. Reprimo. Accetto, mi incazzo, mi passa, ricomincio. Sempre punto e a capo.

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