Pronta guarigione

O

ggi sono sei anni di vita da pendolare. O forse sarebbe meglio dire “non vita”. Sarebbe inoltre scontato ripetere che il tempo vola e sembra ieri: la parrucchiera di mia madre non riusciva a capire cosa stessi dicendo: “Mamma è arrivata la mail! E’ arrivata!”. Con i capelli in ordine, dopo un momento di silenzio, mia madre mostrò la sua felicità in uno sguardo mentre io, da buon Enzo, già mi prefiguravo una vita nuova e tutte le incognite del caso. O forse no. Perché tutto quello che era stato fino a quel momento non era solo causa di un lavoro che mancava; c’era di mezzo l’anima, il carattere, la paura atavica di se stessi e del nuovo. Sei anni di pendolarismo mi hanno radicalmente trasformato. Non sta a me dire se in meglio o in peggio, ma a quei pochi che mi hanno conosciuto prima del 20 Dicembre 2010. Sta di fatto che il viaggio quotidiano in treno si è accompagnato ad un altro viaggio, interiore, senza stazione di arrivo, da quel che mi sembra di capire. Mi rammarico solo di non avere avuto la capacità, in tutti questi anni, di guardarmi intorno e di raccontare qui, fiumi e fiumi di aneddoti che la gente, il popolo dei lavoratori in viaggio, è in grado di produrre. Peccato. Non c’è niente da celebrare né ho motivo di credere che sei anni di questa vitaccia mi abbiano insegnato qualcosa. Alla fine vince la retorica per cui mi limito a concludere che il tempo vola e che mia madre non si è mai stancata di ripetermi che sono fortunato.In fondo la vita è fatta di momenti di felicità che spesso non ti accorgi nemmeno di vivere. Sei anni di Trenitalia. Fatemi gli auguri, ma di pronta guarigione.

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