Giallo

D

ecima uscita. “G” come Giugno, come grano, come giallo. Domenica ho fatto le sei del mattino; che avete capito? Solo chi, come il sottoscritto, ha la propria vita sociale azzerata, si può permettere di svegliarsi a quell’ora, bello riposato. Oddio, a dire il vero non mi sentivo in grande forma. Il fatto è che quando sali sulla bici cambia tutto; alle prime pedalate ti accorgi di attraversare una dimensione parallela e ad un certo punto comanda lei. Essere schiavi della propria due ruote è un godurioso piacere. Ieri ho sfondato il muro dei sessanta chilometri mantenendo un’andatura costante. Ho abbandonato il percorso ad anello ed ho optato per un punto di arrivo preciso, più lontano del solito. Quando ho deciso di rientrare le gambe avevano ancora da dare. Oggi però sono dure come il marmo e sento i muscoli pesanti: vuol dire che hanno lavorato. Le balle di fieno e i campi gialli color del grano hanno fatto da sfondo. Come ho detto la volta scorsa, non è il caso di dilungarsi sulle emozioni; c’è troppo di personale ed unico in quello che si avverte per renderlo pubblico. Rientravo a casa che erano quasi le 10 del mattino e faceva già molto caldo. La piana, quando c’è foschia, non ti dà scampo. Allora pensavo a quelli che hanno la fortuna di pedalare con la brezza del mare che gli taglia dolcemente il viso oppure alle piste ciclabili di montagna, dove il battito aumenta ma il panorama ti spinge oltre l’ostacolo. Pensavo alle mie vacanze. Ah già, meno 21.

 

 

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