Luci d’Ottobre

V

entiduesima uscita. Di tutto ciò che ruota intorno ad un’uscita in bici ho scritto fiumi di parole. Ogni pedalata ha però una storia a sé, unica sotto il profilo della fatica e delle emozioni connesse. Da quando ho deciso di non appendere la bici al chiodo durante la stagione fresca, sto godendo di un nuovo piacere: le gambe reagiscono meglio alle fredde temperature e la prestazione ne guadagna. Sono davvero soddisfatto. Probabilmente, se avessi la possibilità di pedalare tutti i giorni, la fatica diventerebbe la mia medicina salvavita. La leggerezza post-allenamento mi avvolge e travolge i pensieri negativi, ridimensionando quelle problematiche di relazione che sono alla base della mia solitudine di fondo. Quando mi sdraio sul letto, stravolto dalla fatica, d’un tratto mi libero del vuoto della sera prima, di quella ansia di colmarlo attraverso farlocchi tentativi di dimostrare a qualcuno che esisto. L’unico passaggio segreto che dal buio porta alla luce si chiama passione; pedalando ritrovo la dimensione che mi spetta, quella che mi fa sentire padrone incontrastato delle emozioni. Le mie, non condivisibili con chi non merita. Luci di una mattina d’ottobre. Il miracolo si ripete.

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