La mia bici

V

entitreesima uscita. In fondo, la passione è tutta lì, in quel girarsi sotto le coperte che è Domenica per poi scattare in piedi, perché lei è pronta dalla sera prima. C’è ancora qualcosa che mi muove, nonostante la mia vita vuota, piatta, solitaria. Si chiama piacere ma è ancor prima motivazione, spinta verso l’alto quando ti senti sprofondare. So che è ancora troppo poco per dare un senso, se non alla vita, ad un fine settimana. E’ poco perché, dietro certe alzate mattutine, si nasconde il niente della sera prima. Probabilmente deve andare così. Non pedalo più veloce, sento solo le gambe andare per conto proprio, il fiato non manca. Come ho già detto l’ultima volta, il fresco e la prima nebbiolina non mi lasciano tempo di guardarmi attorno. Qui la bici trova la sua ragione più vera: concentrarsi sullo sforzo, osservare le gambe che, ad ogni movimento circolare, spazzano via un pensiero negativo. Non parlo di velocità media o di chilometri, né di panorami o di colori. Non c’era luce nel cielo di questa domenica d’ottobre ma solo la voglia di ribellarmi ad uno strano destino che mi vuole solo e per questo, felice. Almeno sulla mia bici.

IW_Mario-Schifano-Bici_04
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