Autore: Enzo

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Pendolare con l'hobby di raccontare e raccontarsi.

La più lunga

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edicesima uscita. La più lunga, con quasi settanta chilometri percorsi. Sono molto soddisfatto se si eccettua un forte dolore alle braccia e alla schiena che mi ha accompagnato nell’ultima mezz’ora di strada. Ci sta per due motivi: non mi era capitato fino ad ora di fare uscite così ravvicinate nel tempo; inoltre, credo di avere bisogno di una sistemata al manubrio in modo da darmi una postura migliore. Quanto alle gambe ( e non è la prima volta ), ci hanno messo quasi venti chilometri ad abituarsi. La più lunga è stata la più bella dal punto di vista del paesaggio che avevo deciso di tornare a visitare. Mi riferisco alle terre del vino, quelle dell’Alto Monferrato, delle piccole frazioni collinari circondate da distese interminabili di vigneti. Ogni volta ripeto che potrei fare di più e ogni volta mi rendo conto di quanto sia importante adeguare la bici e gli accessori alle proprie caratteristiche. Quello che invece non si compra è la motivazione. “Toglietemi tutto ma non la reflex. E la bici”. Ieri ho pubblicato questo stato ed un amico ha commentato sottolineando “la bici”. Ho ben capito le differenze tra queste due bocche d’aria per il cervello: sono certo che per una mente sempre molto laboriosa come la mia, pedalare è il toccasana. La fotografia è sempre una bel modo per interpretare a mio piacimento la realtà ma, non riuscirò mai a liberarmi delle catene del voler a tutti i costi fare bene. Troppo. Quel tanto in più che basta a privarmi di spontaneità e istinto. Pazienza. La più lunga, per ora. L’estate è ancora qui.

F829

Piccole conquiste

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uindicesima uscita. Scrivo ancora in leggera “differita” rispetto a quel che sono i miei sentimenti e le emozioni. Anche in vacanza il tempo sembra sfuggirmi di mano ma, capirete, ci sono altre priorità che non possono essere ignorate. La mia seconda parte di ferie sta volgendo al termine e nei giorni che restano mi sono proposto almeno un altro paio di uscite in bicicletta. Quella di Martedì sarebbe da intitolare “la presa del castello”. Sono salito, mannaggia a me, sono salito. Arrivato su alla Chiesa ( metà del percorso ) ho pensato di fare una sosta. Io non faccio gare, nessuno mi corre dietro, posso anche fermarmi. Le soste sono importanti: allora mi sono rimesso in sella e, con i miei tempi, ce l’ho fatta. Non c’entra la paura, non c’entra il fiato. E’ solo questione di allenamento. Darsi da fare, pedalare, scattare foto, il più possibile. Si ma il tempo? Giunto in cima mi sono goduto il panorama, il silenzio. Cosucce, come la salita stessa che magari per qualcuno è una cazzata. Per me invece è tanto, tantissimo. La discesa è bellissima e le gambe poi prendono spinta, forza, vigore. A quel punto ti ritrovi a fare da battistrada. Mi giro e lo saluto. Ho bisogno di un’altra uscita, domani. Non crediate che non mi prenda la malinconia e certi pensieri, quelli ci sono sempre ma ho imparato a gestirli. Se non ci fossero loro, la mia bici e la mia reflex, non dico che sarei perduto, ma il cervello lascerebbe entrare tutto il marcio possibile. Ora vado a preparare la bici. Almeno questa è una notizia in tempo reale.

DipintoVillafranca