Autore: Enzo

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Pendolare con l'hobby della scrittura e della fotografia

Nuovi occhi

I

n questi giorni sto passando in rassegna vecchie fotografie.  Si tratta di scatti risalenti all’estate (o giù di lì), scartati ad una prima e sommaria visione e a cui oggi cerco di dare una seconda possibilità. Lo faccio perché mi sento abbastanza sereno e convinto che questo possa consentirmi di guardarle con altri occhi. Riguardare una foto infatti, secondo la mia modesta opinione, è come ricordare una persona. Quante volte ci sarà capitato di affidarci alla prima impressione;  spesso si rivela veritiera, altre volte invece è frutto di una condizione che non ci rende obiettivi nella valutazione. Il guaio è che il tempo non consente di fare errori e non sempre gli altri sono disposti a perdonare.  Una foto però è soltanto una foto, direte voi. E’ vero  e in questo caso niente gioca contro di noi, dobbiamo semplicemente osservarla nuovamente, trovarci un significato. Quello che conta è disporre di un animo finalmente libero da condizionamenti, capace di esprimersi e di rendere giustizia a chi merita. La fotografia è dunque, come la bicicletta, una metafora della vita. Spiace dover constatare che sono davvero rari i momenti nei quali la nostra mente è talmente libera da fare spazio ai pensieri positivi e ancor di più duole riconoscere che quando sbagli (parlo delle persone) non basta riguardarle con altri occhi. A volte le parole dette, sono macigni difficilissimi da rimuovere. Mi affido alle mie foto e ad uno spirito magari rinnovato per non commettere altri errori.

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Sulla pelle

I

eri mi sono fatto il mio primo tatuaggio. Era da tempo che lo volevo ma il desiderio ha preso consistenza dall’estate scorsa, tanto da inserirlo nell’elenco delle cose da fare per il mio cinquantesimo anno di età. Mi sono fatto incidere sulla pelle il simbolo grafico del segno della Vergine, scegliendo una forma spigolosa che rispecchiasse i miei connotati ed il mio carattere. Nel mio immaginario il tatuaggio avrebbe dovuto rappresentare un test di sopportazione del dolore fisico, la paura dell’ignoto alla quale andare incontro a braccia aperte. Non si è rivelato affatto doloroso ma nel mentre ero seduto sulla poltrona mi sono reso conto che a portarmi lì era stata la curiosità. Questa infatti nel frattempo , aveva sorpassato o forse addirittura doppiato, il timore. Allora ho immaginato come sarà il mio primo viaggio aereo, altro proposito e desiderio di questo nuovo anno. Sarà la voglia di andare oltre il passato appena trascorso, la rabbia che si trasforma in coraggio e determinazione, la curiosità del nuovo: tutto dovrà schiacciare sotto i piedi la solitudine interiore. Anche stasera sono solo ma è diverso da qualche tempo fa; sono riuscito a cancellare dalla mente una persona che negli ultimi mesi mi aveva quasi plagiato. L’ho rimossa grazie al suo aiuto, al suo comportamento detestabile e scorretto. Sono ripartito, seppur da un tatuaggio e dalla curiosità, ma sono ripartito. E non c’è momento migliore come quello in cui la soddisfazione ti si disegna sul volto e tu sei solo, cammini spedito verso casa e non senti il bisogno di nessuno.

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