Domenica

Oblio

P

robabilmente c’è una ragione (forse più di una) intorno alla pesantezza che mi affligge e si sta pericolosamente somatizzando. Era da tempo che non accadeva. Lo sguardo è perso, la bocca dello stomaco si chiude, ho frequenti emicranie. Al giorno d’oggi è inumano chiedersi “perché” oppure pretendere una spiegazione per ogni cosa. Il fatto stesso di ostinarsi a cercare persino una risposta, suona come condanna definitiva alla sofferenza interiore. Dicevo, c’è comunque una ragione, conclamata o repressa, ma non si può negare. Uno non sta male per principio. Non voglio ridurre tutto all’avvicinarsi della mitica cifra dei “50” ma ogni cosa concorre. In questi casi si può solo provare a risalire e credetemi, dovrebbe essere più facile del perseverare nell’errore; è vero che le difese si abbassano e viene da piangere, tanto. Però, se un minimo ancora di dignità la conserviamo, dobbiamo evitare di venire a contatto con le persone sbagliate. Prime fra tutte, quelle che nulla o quasi sanno di te. Bisogna bandirle. Devo ritrovare me stesso ripartendo da dove avevo lasciato, prima che questa commistione di circostanze ed incontri fortuiti mi ributtasse nell’oblio della solitudine e nel pericolo imminente di un nuovo stato depressivo. Ho molto bisogno di confidarmi, prima ancora di serenità. Non so se riuscirò mai ad essere sereno o se il mio malessere si impadronirà per sempre di me, ma il silenzio uccide poco a poco. E le parole sbagliate, i giudizi di chi non ti conosce, sono fendenti al cuore. Cosa cerco, voglio, spero, sono, non lo so. Non lo so. Ecco forse la ragione di tutto.

447c6e9fdd_7065259_med
Annunci

La mia bici

V

entitreesima uscita. In fondo, la passione è tutta lì, in quel girarsi sotto le coperte che è Domenica per poi scattare in piedi, perché lei è pronta dalla sera prima. C’è ancora qualcosa che mi muove, nonostante la mia vita vuota, piatta, solitaria. Si chiama piacere ma è ancor prima motivazione, spinta verso l’alto quando ti senti sprofondare. So che è ancora troppo poco per dare un senso, se non alla vita, ad un fine settimana. E’ poco perché, dietro certe alzate mattutine, si nasconde il niente della sera prima. Probabilmente deve andare così. Non pedalo più veloce, sento solo le gambe andare per conto proprio, il fiato non manca. Come ho già detto l’ultima volta, il fresco e la prima nebbiolina non mi lasciano tempo di guardarmi attorno. Qui la bici trova la sua ragione più vera: concentrarsi sullo sforzo, osservare le gambe che, ad ogni movimento circolare, spazzano via un pensiero negativo. Non parlo di velocità media o di chilometri, né di panorami o di colori. Non c’era luce nel cielo di questa domenica d’ottobre ma solo la voglia di ribellarmi ad uno strano destino che mi vuole solo e per questo, felice. Almeno sulla mia bici.

IW_Mario-Schifano-Bici_04