Vita

Un sorriso

A

ffrontare la giornata con un sorriso non è solo un modo di dire pieno di retorica. La sveglia alle cinque e quarantacinque, pennello e crema da barba. Caffè poi pane e marmellata. Il sorriso è dura tirarlo fuori ad ogni levataccia tranne quando diventa l’unica via di fuga. Pensate al periodo di ferie: ognuno di noi cerca di organizzarsele in base alle proprie esigenze. Come ho fatto. Incrociando le mie scelte con quelle di altri colleghi e dei capi ne è venuto un quadro triste: io, da solo per una buona decina di giorni. Stamattina avevo le code in ufficio. E a tutti ho risposto con il sorriso. Mi sono facilitato il compito ma io sono un uomo che soffre terribilmente dentro e non riesce ad accettare le ingiustizie. Starò male finché sarò costretto ad assistere al perpetuarsi di comportamenti infantili, ingiusti, senza alcun senso di rispetto verso gli altri. Ci sono persone che invecchiano molto male: penso soprattutto a quelle che, invece di affrontarti, reagiscono come un bambino al quale sono state rubate le caramelle. La vita reale ed il lavoro dovrebbero rappresentare apparentemente due mondi separati; l’uomo “numero” e l’uomo “sostanza” non devono fondersi, in ufficio. Io credo che si debba trattare male certe persone. Intendo dire che a questa sorta di soggetti mai cresciuti si debba dedicare solo silenzio ed indifferenza. Silenzio ed indifferenza. Mi sono sempre reputato una persona capace di creare un ambiente congeniale. Ora mi sto isolando, anzi mi stanno isolando. Sapete perché? Perché l’uomo sostanza sta altrove, e l’uomo “numero” , prodotto da otto ore di ufficio, è quanto di peggio si possa trovare. Io ho deciso di offrire questo.

 

La vita è adesso

A

volte mi sento un uomo davvero completo. Ho quasi cinquant’anni, ho vissuto il numero necessario di esperienze utili a capire la vita e soprattutto a realizzare chi sono. Non ho soddisfatto due grandi desideri di mia madre: sposarmi e laurearmi in legge (sarei a meno 6 dal “pezzo di carta”); qualche anno fa queste mancanze condizionavano non poco i miei rapporti umani, oltre alla precarietà del lavoro. Con tutto il rispetto per mia madre, lei è una di quelle persone vecchio stampo. Da lei ho ereditato tante cose buone ma anche altre che, con l’andare dell’età, non mi hanno giovato. Più che completo, mi sento un uomo sereno, soprattutto da quando mi sono liberato del fardello del problema solitudine. Un tempo era il motivo della mia crociata contro l’umanità poi, invecchiando, ho ben compreso che sono io a non volermi aprire al mondo. Ho saltato l’ostacolo nel momento in cui ho abbandonato la convinzione che si trattasse di un peccato mortale. Ho due passioni: la fotografia e la bicicletta. Inoltre, mi piace pensare e scrivere. Qualcuno mi dice che sono fortunato a non avere figli o donne che mi ronzano intorno sennò come farei. Io ho risposto che non so rispondere ma che sembra, a quanto dicono, che non si possa vivere soli per sempre. Allora il futuro è oggi oppure ci si deve pensare a tempo debito? Io mi sento un uomo completo, sereno e sicuro di me. Sicurezza che nasce dal non sentire più il bisogno di giustificare la mia idiosincrasia ai rapporti che prendono certe pieghe. Sono senza maschere, veli, ho una condotta opinabile ma non mi puoi accusare di illuderti, di prenderti in giro. Non chiedetemi neppure cosa mi è saltato di scrivere. Dovevo parlare di Firenze, invece…