La vita è adesso

A

volte mi sento un uomo davvero completo. Ho quasi cinquant’anni, ho vissuto il numero necessario di esperienze utili a capire la vita e soprattutto a realizzare chi sono. Non ho soddisfatto due grandi desideri di mia madre: sposarmi e laurearmi in legge (sarei a meno 6 dal “pezzo di carta”); qualche anno fa queste mancanze condizionavano non poco i miei rapporti umani, oltre alla precarietà del lavoro. Con tutto il rispetto per mia madre, lei è una di quelle persone vecchio stampo. Da lei ho ereditato tante cose buone ma anche altre che, con l’andare dell’età, non mi hanno giovato. Più che completo, mi sento un uomo sereno, soprattutto da quando mi sono liberato del fardello del problema solitudine. Un tempo era il motivo della mia crociata contro l’umanità poi, invecchiando, ho ben compreso che sono io a non volermi aprire al mondo. Ho saltato l’ostacolo nel momento in cui ho abbandonato la convinzione che si trattasse di un peccato mortale. Ho due passioni: la fotografia e la bicicletta. Inoltre, mi piace pensare e scrivere. Qualcuno mi dice che sono fortunato a non avere figli o donne che mi ronzano intorno sennò come farei. Io ho risposto che non so rispondere ma che sembra, a quanto dicono, che non si possa vivere soli per sempre. Allora il futuro è oggi oppure ci si deve pensare a tempo debito? Io mi sento un uomo completo, sereno e sicuro di me. Sicurezza che nasce dal non sentire più il bisogno di giustificare la mia idiosincrasia ai rapporti che prendono certe pieghe. Sono senza maschere, veli, ho una condotta opinabile ma non mi puoi accusare di illuderti, di prenderti in giro. Non chiedetemi neppure cosa mi è saltato di scrivere. Dovevo parlare di Firenze, invece…

 

Giallo

D

ecima uscita. “G” come Giugno, come grano, come giallo. Domenica ho fatto le sei del mattino; che avete capito? Solo chi, come il sottoscritto, ha la propria vita sociale azzerata, si può permettere di svegliarsi a quell’ora, bello riposato. Oddio, a dire il vero non mi sentivo in grande forma. Il fatto è che quando sali sulla bici cambia tutto; alle prime pedalate ti accorgi di attraversare una dimensione parallela e ad un certo punto comanda lei. Essere schiavi della propria due ruote è un godurioso piacere. Ieri ho sfondato il muro dei sessanta chilometri mantenendo un’andatura costante. Ho abbandonato il percorso ad anello ed ho optato per un punto di arrivo preciso, più lontano del solito. Quando ho deciso di rientrare le gambe avevano ancora da dare. Oggi però sono dure come il marmo e sento i muscoli pesanti: vuol dire che hanno lavorato. Le balle di fieno e i campi gialli color del grano hanno fatto da sfondo. Come ho detto la volta scorsa, non è il caso di dilungarsi sulle emozioni; c’è troppo di personale ed unico in quello che si avverte per renderlo pubblico. Rientravo a casa che erano quasi le 10 del mattino e faceva già molto caldo. La piana, quando c’è foschia, non ti dà scampo. Allora pensavo a quelli che hanno la fortuna di pedalare con la brezza del mare che gli taglia dolcemente il viso oppure alle piste ciclabili di montagna, dove il battito aumenta ma il panorama ti spinge oltre l’ostacolo. Pensavo alle mie vacanze. Ah già, meno 21.