Bici

Ubi maior

S

esta uscita, sessantuno chilometri. Ora mi spiego perché ho buttato giù dalla torre la reflex e ho salvato la bici. Perché quando sei incazzato e depresso, la rabbia deve scendere attraverso i muscoli e la bocca tira fuori il fiato che altrimenti sarebbe bestemmia. Più spingi, più alzi l’asticella della tolleranza di tutto. Anche se non hai l’andatura dei vecchietti che ti superano, ti rendi conto che tu sei solo e quel che conta è andare oltre il tuo limite. Mano a mano che mi sono allontanato dalla fotografia, ho riscoperto l’importanza della qualità; non avendo stimoli, voglia e ispirazione, sono andato a riguardare alcuni vecchi scatti. Su oltre sei-settemila, ho salvato tre o quatrro fotografie. Molte di quelle che ho pubblicato, soprattutto in passato, sono orrende, piatte, senza un mezzo messaggio. Ci sono fotografi che sono passati alla storia per un solo, epico scatto. Io non pretendo quello perché non ho basi tecniche di ripresa e soprattutto in post-produzione. Però devo riconoscere che quattro foto sono venute davvero bene. La conclusione è che mi sarei potuto risparmiare o meglio, avrei dovuto puntare non alla quantità ma alla qualità. Una foto all’anno, diciamo. Nel caso della fotografia tutto parte da: occhio, ispirazione e anima. Poi vengono le tecniche. I risultati però sono spesso deludenti e, a differenza della bici, è proprio il prodotto che conta. Sui pedali non devi calcolare nulla ma solo avere voglia di andare oltre. In questa nuova fase ansioso-depressiva, mi affido a lei e a niente altro. Finchè posso appigliarmi allo scoglio, lo faccio.

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Unico amore

Q

uinta uscita, quarantacinque chilometri. Non vorrei passare per quello che ha voluto attirare l’attenzione su di sé ma, a parziale dispetto dei miei ultimi proclami, oggi ho inforcato la bici. L’ho maledetta fino a maledire il giorno in cui ho sentito il bisogno di lei per tirarmi fuori da certe situazioni. Lei se ne sta lì, sul terrazzo al terzo piano, coperta dal suo telo senza fare un cenno ma di tanto in tanto batte al mio cuore. Come faccio a liberarmi di lei? Come glielo dico che vorrei amarla di più e non posso? Stamattina ho ritagliato tre ore, forse le più belle e luminose di una Domenica all’insegna della variabilità. Non ho lavorato sulle gambe in palestra e oggi ne ho sentito un grande beneficio. A meta del cammino ho incontrato un altro ciclista, l’ho superato con un “Ciao” e lui ha iniziato a parlarmi della sua passione che lo porta da Milano sulle strade della mia provincia e su quelle Venete, dove abita il fratello. Abbiamo parlato di fiato e gambe, per un bel po’ di chilometri. Ci siamo divisi con un “buona pedalata e grazie”. La bici è unica in questo senso: passione, fatica, condivisione, nel bel mezzo dello spettacolo della natura. E’ unica e perciò inimitabile. Sarò di parte e sono certo che lei, più di ogni altra cosa, sa tirare fuori tutto quel bello che non so di avere e continuo a tenere dentro, per timore di darmi al mondo. E a volte, solo a volte, è un peccato.

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