Bicicletta

Giallo

D

ecima uscita. “G” come Giugno, come grano, come giallo. Domenica ho fatto le sei del mattino; che avete capito? Solo chi, come il sottoscritto, ha la propria vita sociale azzerata, si può permettere di svegliarsi a quell’ora, bello riposato. Oddio, a dire il vero non mi sentivo in grande forma. Il fatto è che quando sali sulla bici cambia tutto; alle prime pedalate ti accorgi di attraversare una dimensione parallela e ad un certo punto comanda lei. Essere schiavi della propria due ruote è un godurioso piacere. Ieri ho sfondato il muro dei sessanta chilometri mantenendo un’andatura costante. Ho abbandonato il percorso ad anello ed ho optato per un punto di arrivo preciso, più lontano del solito. Quando ho deciso di rientrare le gambe avevano ancora da dare. Oggi però sono dure come il marmo e sento i muscoli pesanti: vuol dire che hanno lavorato. Le balle di fieno e i campi gialli color del grano hanno fatto da sfondo. Come ho detto la volta scorsa, non è il caso di dilungarsi sulle emozioni; c’è troppo di personale ed unico in quello che si avverte per renderlo pubblico. Rientravo a casa che erano quasi le 10 del mattino e faceva già molto caldo. La piana, quando c’è foschia, non ti dà scampo. Allora pensavo a quelli che hanno la fortuna di pedalare con la brezza del mare che gli taglia dolcemente il viso oppure alle piste ciclabili di montagna, dove il battito aumenta ma il panorama ti spinge oltre l’ostacolo. Pensavo alle mie vacanze. Ah già, meno 21.

 

 

In un quadro

N

ona uscita. L’esperienza insegna che non riconoscersi fallibili fino a diventare i più intransigenti maestri di noi stessi, aiuta moltissimo nel percorso di evoluzione. L’attenzione maniacale ai dettagli genera frustrazioni, questo è vero, ma è l’unica via possibile per imparare dagli sbagli e provare a migliorarsi. Le uscite con tempo incerto riservano le più belle sorprese. Si parte con propositi modesti ( farò poca strada, non mi allontanerò, ecc…) e si ottengono le vere soddisfazioni. Quando affronto un nuovo percorso la curiosità si mescola alla solita (stupida) paura di ciò che non conosco (è la metafora della mia vita). La salita poi ne diventa l’espressione più chiara. Il dettaglio sta nel ricordarsi cosa non ha funzionato la volta prima; a volte quella “deficienza” imputata ad una mancanza fisica (“cazzo, non ho fiato per le salite”) si rivela un errore madornale. In buona sostanza ho lavorato sul giusto rapporto e dopo le prime oggettive difficoltà, ho preso coraggio. Ho acquistato un paio di mutande con fondello che si sono rivelate prodigiose ed è stato solo il timore della pioggia a fermarmi a cinquanta chilometri. Come potrei spiegarlo, non è affatto facile. La bici ti fa ritrovare te stesso nella dimensione più autentica. Bisogna provarlo, io non riesco a rendere con le parole quello che è una mescolanza indefinita di sensazioni ed è inutile venire qui a raccontare l’interiorità. La nona uscita la descriverei come un quadro a tinte grigie (del cielo) ed azzurre (della mia divisa) all’interno del quale, un uomo si muove alla ricerca dei propri limiti con la voglia irrefrenabile di superarli.