Bicicletta

Dolce abbandono

D

iciottesima uscita. Ieri ho fatto un piccolo conteggio: in circa sei mesi di pedalate ho percorso quasi 900 chilometri. Aggiungendo quelli che macino quotidianamente sulla tratta stazione–lavoro (e viceversa) raggiungo quota 1200. Un buon risultato no? La settimana è stata abbastanza tormentata; lunedì la notizia del sisma ad Ischia e poi la decisione di non partire. Temo di dire cose sconvenienti ma io Ischia non l’avrei mollata nemmeno per il terremoto. Almeno questo è stato il primo pensiero, forse dettato dall’affetto che provo per questo luogo. Come un’amica lontana che vorresti a tutti i costi riabbracciare dopo un anno di attesa ed ora il destino te lo ha impedito. Perdonatemi, è un discorso insensibile. Mi è costato ma nel mio cuore spero che quella parte dell’isola così seriamente danneggiata possa risollevarsi. Un altro discorso sono le politiche inneggianti a non abbandonarla e quelle distruttive dell’immagine, fondate sulla teoria dell’abusivismo. Sto uscendo dal discorso che avrei voluto fare. Ieri mattina faceva molto caldo. Mi sono lasciato andare ad un percorso in parte conosciuto ed in parte da scoprire e sono rimasto soddisfatto. Sento nell’aria la leggerezza dell’abbandono che accompagna l’uscita di scena della bella stagione. In questa fase i pensieri scorrono verso i lidi dell’immaginazione di qualcosa che tornerà, come una promessa divina che non si può tradire. Ho scritto di tutto fuorché di quello che avrei voluto. Venerdì parto. Ischia resta un sogno sospeso. Ischia, io tornerò.

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Piccole conquiste

Q

uindicesima uscita. Scrivo ancora in leggera “differita” rispetto a quel che sono i miei sentimenti e le emozioni. Anche in vacanza il tempo sembra sfuggirmi di mano ma, capirete, ci sono altre priorità che non possono essere ignorate. La mia seconda parte di ferie sta volgendo al termine e nei giorni che restano mi sono proposto almeno un altro paio di uscite in bicicletta. Quella di Martedì sarebbe da intitolare “la presa del castello”. Sono salito, mannaggia a me, sono salito. Arrivato su alla Chiesa ( metà del percorso ) ho pensato di fare una sosta. Io non faccio gare, nessuno mi corre dietro, posso anche fermarmi. Le soste sono importanti: allora mi sono rimesso in sella e, con i miei tempi, ce l’ho fatta. Non c’entra la paura, non c’entra il fiato. E’ solo questione di allenamento. Darsi da fare, pedalare, scattare foto, il più possibile. Si ma il tempo? Giunto in cima mi sono goduto il panorama, il silenzio. Cosucce, come la salita stessa che magari per qualcuno è una cazzata. Per me invece è tanto, tantissimo. La discesa è bellissima e le gambe poi prendono spinta, forza, vigore. A quel punto ti ritrovi a fare da battistrada. Mi giro e lo saluto. Ho bisogno di un’altra uscita, domani. Non crediate che non mi prenda la malinconia e certi pensieri, quelli ci sono sempre ma ho imparato a gestirli. Se non ci fossero loro, la mia bici e la mia reflex, non dico che sarei perduto, ma il cervello lascerebbe entrare tutto il marcio possibile. Ora vado a preparare la bici. Almeno questa è una notizia in tempo reale.

DipintoVillafranca