Fotografia

Ubi maior

S

esta uscita, sessantuno chilometri. Ora mi spiego perché ho buttato giù dalla torre la reflex e ho salvato la bici. Perché quando sei incazzato e depresso, la rabbia deve scendere attraverso i muscoli e la bocca tira fuori il fiato che altrimenti sarebbe bestemmia. Più spingi, più alzi l’asticella della tolleranza di tutto. Anche se non hai l’andatura dei vecchietti che ti superano, ti rendi conto che tu sei solo e quel che conta è andare oltre il tuo limite. Mano a mano che mi sono allontanato dalla fotografia, ho riscoperto l’importanza della qualità; non avendo stimoli, voglia e ispirazione, sono andato a riguardare alcuni vecchi scatti. Su oltre sei-settemila, ho salvato tre o quatrro fotografie. Molte di quelle che ho pubblicato, soprattutto in passato, sono orrende, piatte, senza un mezzo messaggio. Ci sono fotografi che sono passati alla storia per un solo, epico scatto. Io non pretendo quello perché non ho basi tecniche di ripresa e soprattutto in post-produzione. Però devo riconoscere che quattro foto sono venute davvero bene. La conclusione è che mi sarei potuto risparmiare o meglio, avrei dovuto puntare non alla quantità ma alla qualità. Una foto all’anno, diciamo. Nel caso della fotografia tutto parte da: occhio, ispirazione e anima. Poi vengono le tecniche. I risultati però sono spesso deludenti e, a differenza della bici, è proprio il prodotto che conta. Sui pedali non devi calcolare nulla ma solo avere voglia di andare oltre. In questa nuova fase ansioso-depressiva, mi affido a lei e a niente altro. Finchè posso appigliarmi allo scoglio, lo faccio.

IW_Mario-Schifano-Bici_09

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Penso (quasi) positivo

C

ari amici, ho un sacco di cose da raccontarvi ed il grande difetto di non possedere il dono della sintesi. Provo a riassumere. Lo scorso Lunedì è stato probabilmente il giorno migliore di questo anno: ufficio nuovo, la prospettiva di una decina di giorni di ferie da lì a poco, la primavera che ad un tratto si fa estate. Dopo qualche giorno di lavoro nella nuova sede, le considerazioni sono più che positive: a distanza di sette anni, provo la sensazione di stare in un luogo che riconcilia con i compiti quotidiani e la concentrazione richiesta per svolgerli a dovere. Mi sento un essere umano e non una bestia. Da buon Vergine, sto ancora con i piedi ben saldi al terreno; non mi piace fare voli pindarici ma nessuno mi può togliere il diritto di godere di un cambiamento che, a mio parere, è solo l’inizio di un percorso. Giovedì è stato il mio ultimo giorno di lavoro e l’indomani sono partito per una “due giorni” a Vicenza. Visitare le città d’arte è assolutamente stancante ma non c’è gamba pesante o schiena a pezzi che ti tolga il desiderio di viaggiare ancora. Ho camminato, mangiato, visitato luoghi, mi sono seduto al bar a bere lo spritz, sotto un sole estivo. Ho fotografato ma ancora non ho visto nulla del mio “lavoro”. Non c’è stagione come la primavera capace di orientare i pensieri verso il sereno ed è in questo clima ( dentro e fuori ) che mi accingo a godere di questi giorni di vacanza, fino al 2 Maggio. Ho tante stupide cose da sbrigare ma mi sono ritagliato spazi “leggeri” di cui vi parlerò. Sono stato abbastanza sintetico perché qui, come nella vita reale, la mia paura è sempre quella di tediare. Chi è ancora qui a leggermi, magari dopo tanti anni, è chiamato a smentirmi. Grazie sempre dell’ascolto.

Alba-di-luce.-90x60