Mondo

La vita è adesso

A

volte mi sento un uomo davvero completo. Ho quasi cinquant’anni, ho vissuto il numero necessario di esperienze utili a capire la vita e soprattutto a realizzare chi sono. Non ho soddisfatto due grandi desideri di mia madre: sposarmi e laurearmi in legge (sarei a meno 6 dal “pezzo di carta”); qualche anno fa queste mancanze condizionavano non poco i miei rapporti umani, oltre alla precarietà del lavoro. Con tutto il rispetto per mia madre, lei è una di quelle persone vecchio stampo. Da lei ho ereditato tante cose buone ma anche altre che, con l’andare dell’età, non mi hanno giovato. Più che completo, mi sento un uomo sereno, soprattutto da quando mi sono liberato del fardello del problema solitudine. Un tempo era il motivo della mia crociata contro l’umanità poi, invecchiando, ho ben compreso che sono io a non volermi aprire al mondo. Ho saltato l’ostacolo nel momento in cui ho abbandonato la convinzione che si trattasse di un peccato mortale. Ho due passioni: la fotografia e la bicicletta. Inoltre, mi piace pensare e scrivere. Qualcuno mi dice che sono fortunato a non avere figli o donne che mi ronzano intorno sennò come farei. Io ho risposto che non so rispondere ma che sembra, a quanto dicono, che non si possa vivere soli per sempre. Allora il futuro è oggi oppure ci si deve pensare a tempo debito? Io mi sento un uomo completo, sereno e sicuro di me. Sicurezza che nasce dal non sentire più il bisogno di giustificare la mia idiosincrasia ai rapporti che prendono certe pieghe. Sono senza maschere, veli, ho una condotta opinabile ma non mi puoi accusare di illuderti, di prenderti in giro. Non chiedetemi neppure cosa mi è saltato di scrivere. Dovevo parlare di Firenze, invece…

 

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I conti tornano

C

’è sempre qualcosa che chiude il cerchio, pareggia i conti, rimette tutto in equilibrio. Non è facile da spiegare ma alla fine di una settimana da delirio, solo il cuore è in grado di ridarti fiducia nella normalità. Prima del cuore, gli occhi. E’ Venerdì, il giorno in cui si riscopre il senso della vita. Cammino spedito verso la stazione osservando il cielo blu mentre l’aria gelida sembra tracciare solchi sul viso con precisione chirurgica. Il “quattordici e trenta” è il treno della speranza ma soprattutto il treno della luce. Finalmente, riesco a guardare dal finestrino. I colori sono quelli di Gennaio ma mi illudo come un bambino che da qui a poco tutto cambierà. Ritorno ad osservare la campagna e lungo quei cinquanta minuti che mi separano da casa, mi lascio trasportare dalla bellezza del mondo, complice la mente sgombra da ogni problema. Non smetto di guardare fuori e penso ancora a quanta vita davanti. Sono i benefici effetti del sole, della consapevolezza di avere dato ancora tanto, più del dovuto, di avere regalato la mia preziosa disponibilità ad una causa che vale sempre troppo poco. Oltre il finestrino il cerchio si chiude e vanno a fanculo capi, cape, squallidi approfittatori, più o meno variegata umanità sempre pronta a chiederti la luna. Riscopro con un pizzico di malinconia la bellezza della solitudine, l’unico luogo al mondo dove riscopri te stesso e ti illudi di capirci qualcosa, di questa vita. Gli occhi, poi il cuore. Non è forse il vero senso della vita, questo? Chissà se ho reso l’idea. Si chiude il cerchio e a me basta.