Passioni

Piccole conquiste

Q

uindicesima uscita. Scrivo ancora in leggera “differita” rispetto a quel che sono i miei sentimenti e le emozioni. Anche in vacanza il tempo sembra sfuggirmi di mano ma, capirete, ci sono altre priorità che non possono essere ignorate. La mia seconda parte di ferie sta volgendo al termine e nei giorni che restano mi sono proposto almeno un altro paio di uscite in bicicletta. Quella di Martedì sarebbe da intitolare “la presa del castello”. Sono salito, mannaggia a me, sono salito. Arrivato su alla Chiesa ( metà del percorso ) ho pensato di fare una sosta. Io non faccio gare, nessuno mi corre dietro, posso anche fermarmi. Le soste sono importanti: allora mi sono rimesso in sella e, con i miei tempi, ce l’ho fatta. Non c’entra la paura, non c’entra il fiato. E’ solo questione di allenamento. Darsi da fare, pedalare, scattare foto, il più possibile. Si ma il tempo? Giunto in cima mi sono goduto il panorama, il silenzio. Cosucce, come la salita stessa che magari per qualcuno è una cazzata. Per me invece è tanto, tantissimo. La discesa è bellissima e le gambe poi prendono spinta, forza, vigore. A quel punto ti ritrovi a fare da battistrada. Mi giro e lo saluto. Ho bisogno di un’altra uscita, domani. Non crediate che non mi prenda la malinconia e certi pensieri, quelli ci sono sempre ma ho imparato a gestirli. Se non ci fossero loro, la mia bici e la mia reflex, non dico che sarei perduto, ma il cervello lascerebbe entrare tutto il marcio possibile. Ora vado a preparare la bici. Almeno questa è una notizia in tempo reale.

DipintoVillafranca

La vetta

T

redicesima uscita. Quella del “chi si ferma è perduto”, applicata alla bicicletta, è una filosofia assolutamente pertinente. Tutto muove dalla passione per qualcosa che ci fa sentire in pace con noi stessi; poi bisogna avere ben chiari i propri limiti e le capacità. Quando sali sulla bici e affronti un qualsiasi percorso, ti ritrovi come davanti ad uno specchio: solo con te stesso. Ciò che incontrerai sulla strada, molto probabilmente ti costringerà a fare i conti con quelle che sono le tue paure e i dubbi. Gli stessi che ti mette davanti la vita.. Ah, se le gambe comandassero il cervello e non viceversa, forse tutto sarebbe più semplice. Se le hai buone o hai avuto la fortuna di conservarle in salute, le gambe ti possono portare ovunque. Nel corso della mia vita non ho mai avuto paura di salire; quello che mi ha rovinato è stata la cima. Non riuscire a vederla, non avere una vaga idea di quanto fosse lontana. Perdersi a capire dove fosse nascosta invece di concentrarsi sul come raggiungerla. Se mi fermo per tre settimane e poi risalgo in bici, non sarò perduto, ma poco ci manca. Le gambe vengono in soccorso e tutto si risolve. Non c’è cervello che ti rovini i piani e ti distragga dall’obiettivo. E allora “chi si ferma è perduto” vale, ma tutta la mia forza sta nelle gambe. Nella vita invece, vince ancora la pippa mentale, il frantumarsi le scatole a furia di capire il se, il come, il perché. A proposito della tredicesima uscita, senza sole si viaggia benissimo.

Blamat