Passioni

Rotolando

V

entiquattresima uscita. La crisi è profonda e più aumenta il peso sullo stomaco, più le gambe sono chiamate a rimettere le cose al loro posto. Il freddo del mattino è il mio migliore alleato, amico e complice. Il tronco e le braccia fanno molta fatica a sciogliersi mentre gli occhi fissano il movimento costante delle gambe. E’ meraviglioso non sentire quasi nulla, nemmeno quando ritorni là, sotto la collinetta che porta al castello e decidi in un istante di riprovare a salire. Ripassi tutte le tecniche per evitare che il cuore esca fuori dal petto e rotoli giù, lungo la discesa; respiri in modo regolare, ti accorgi che la volta prima non era stata la stessa cosa. Ora è persino piacevole. Poi leggo che la pendenza si attesta intorno all’otto percento. Non è male. Incontro due signore con il cane nel punto dove la collina si fa più sopportabile e apre la porta alla campagna, velata di foschia. Mangio una barretta energetica, poi riparto. Non esiste un momento della mia uscita in cui non mi senta libero. La solitudine è perfetta se al posto delle quattro pareti della stanza, ci metti un quadro dal vero e qualcosa da respirare. Si è così abituati alle realtà artificiali, fatte di incomprensioni, equivoci, pregiudizi, letture della vita altrui; io invece voglio mostrarmi come sono (pieno di difetti e di paure) nudo e crudo, senza timore di essere smentito. Torno a casa. Non sento dolore fisico ma una salutare stanchezza, poi mi accorgo che quel peso è rotolato via, lungo la discesa.

IW_Mario-Schifano-Bici_09

 

 

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Piccole conquiste

Q

uindicesima uscita. Scrivo ancora in leggera “differita” rispetto a quel che sono i miei sentimenti e le emozioni. Anche in vacanza il tempo sembra sfuggirmi di mano ma, capirete, ci sono altre priorità che non possono essere ignorate. La mia seconda parte di ferie sta volgendo al termine e nei giorni che restano mi sono proposto almeno un altro paio di uscite in bicicletta. Quella di Martedì sarebbe da intitolare “la presa del castello”. Sono salito, mannaggia a me, sono salito. Arrivato su alla Chiesa ( metà del percorso ) ho pensato di fare una sosta. Io non faccio gare, nessuno mi corre dietro, posso anche fermarmi. Le soste sono importanti: allora mi sono rimesso in sella e, con i miei tempi, ce l’ho fatta. Non c’entra la paura, non c’entra il fiato. E’ solo questione di allenamento. Darsi da fare, pedalare, scattare foto, il più possibile. Si ma il tempo? Giunto in cima mi sono goduto il panorama, il silenzio. Cosucce, come la salita stessa che magari per qualcuno è una cazzata. Per me invece è tanto, tantissimo. La discesa è bellissima e le gambe poi prendono spinta, forza, vigore. A quel punto ti ritrovi a fare da battistrada. Mi giro e lo saluto. Ho bisogno di un’altra uscita, domani. Non crediate che non mi prenda la malinconia e certi pensieri, quelli ci sono sempre ma ho imparato a gestirli. Se non ci fossero loro, la mia bici e la mia reflex, non dico che sarei perduto, ma il cervello lascerebbe entrare tutto il marcio possibile. Ora vado a preparare la bici. Almeno questa è una notizia in tempo reale.

DipintoVillafranca