Passioni

Una bella coppia

C

hi mi conosce bene sa che ho due grandi passioni: la bici da corsa e la fotografia. La prima affonda le radici alle soglie dei miei 30 anni, la seconda è più recente, almeno per quanto riguarda l’esercizio e l’affinamento della pratica. Si tratta di due hobbies che ho sempre coltivato tenendo separati, come se non avessero nulla in comune. Pedalare richiede sforzo, gambe, fiato per poi ottenere in cambio leggerezza mentale e senso di libertà. Scattare con la reflex pretende occhio, spirito di osservazione e senso critico. La tecnica può essere fondamentale, come in bicicletta, ma il fine è sempre quello della soddsifazione personale. Mai chiedere di somigliare a qualcuno se non si vuole buttare tutto all’aria. Pensavo che non ho mai valutato l’ipotesi di abbinare i miei salvavita, per vedere l’effetto che fa; basterebbe programmare un’uscita mensile in compagnia della reflex, ed il gioco è fatto. Una sola volta, perché il carico non è indifferente. Voi direte che non ha senso perché esistono i cellulari e le foto le fanno lo stesso. Non ditelo ad un amante della fotografia: sapete quante volte avrei voluto avere con me la mia amata Nikon , giusto per regalare più qualità allo scatto e verificare cosa si prova ad avere sotto il sedere e tra le mani ciò che amo di più. Aggiudicato allora. Vi aggiornerò.

tsvetnaya_doroga
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Rotolando

V

entiquattresima uscita. La crisi è profonda e più aumenta il peso sullo stomaco, più le gambe sono chiamate a rimettere le cose al loro posto. Il freddo del mattino è il mio migliore alleato, amico e complice. Il tronco e le braccia fanno molta fatica a sciogliersi mentre gli occhi fissano il movimento costante delle gambe. E’ meraviglioso non sentire quasi nulla, nemmeno quando ritorni là, sotto la collinetta che porta al castello e decidi in un istante di riprovare a salire. Ripassi tutte le tecniche per evitare che il cuore esca fuori dal petto e rotoli giù, lungo la discesa; respiri in modo regolare, ti accorgi che la volta prima non era stata la stessa cosa. Ora è persino piacevole. Poi leggo che la pendenza si attesta intorno all’otto percento. Non è male. Incontro due signore con il cane nel punto dove la collina si fa più sopportabile e apre la porta alla campagna, velata di foschia. Mangio una barretta energetica, poi riparto. Non esiste un momento della mia uscita in cui non mi senta libero. La solitudine è perfetta se al posto delle quattro pareti della stanza, ci metti un quadro dal vero e qualcosa da respirare. Si è così abituati alle realtà artificiali, fatte di incomprensioni, equivoci, pregiudizi, letture della vita altrui; io invece voglio mostrarmi come sono (pieno di difetti e di paure) nudo e crudo, senza timore di essere smentito. Torno a casa. Non sento dolore fisico ma una salutare stanchezza, poi mi accorgo che quel peso è rotolato via, lungo la discesa.

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